Verso una cultura dell’IA: Pedagogia Algoritmica come azione trasformativa della società

Copertina di Pedagogia Algoritmica

Copertina di Pedagogia Algoritmica

 

 

Verso una cultura dell’IA: Pedagogia Algoritmica come azione trasformativa della società

Educazione protagonista nella società dei dati
di Martina Giorgi
 

Premessa: la tecnologia è buona o cattiva?

 

Chiara Panciroli* e Pier Cesare Rivoltella* provano a riflettere sui profondi cambiamenti che interessano la società nell’era digitale e come gli algoritmi oggi invadono la nostra vita quotidiana. I pregiudizi associati a questa forma di rivoluzione tendono a fornire una visione pessimista e quasi distopica della società del futuro con il sopravvento dell’Intelligenza Artificiale. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Gli autori a tal proposito si esprimono facendo una premessa sul significato e sul valore della tecnologia attraverso il raccont di due miti, descritti da Platone nel Protagora e nel Fedro. Il primo riguarda Prometeo che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e ci insegna come la tecnologia non sia di per sé contrapposta alla natura. L’uomo nasce con una propensione del tutto naturale ad usare la tecnologia,  capacità che è stata da sempre funzionale per trasformare la natura e renderla vivibile. E questo può spiegare in parte il motivo per cui oggi ci troviamo così immersi in un mondo altamente tecnologico. Ma la tecnologia ha anche un altro aspetto interessante che viene fuori con il racconto del mito di Theuth, che riguarda il significato e la genesi della scrittura. Theuth è una divinità egizia che sottopone al re Thamus la scoperta della scrittura come “farmaco della memoria”. Farmaco, corrisponde alla parola greca pharmakon, che significa rimedio, medicina ma anche veleno. Dunque, la scrittura è sia rimedio che veleno perché da una parte agevola, ma dall’altra se scrivo non sforzo più la memoria a ricordare, in questi termini si parla di veleno. Pertanto la tecnologia vive di un’ambiguità strutturale, ogni tecnologia è sia buona che cattiva. La premessa dalla quale inizia il libro è quella di porci in un’attitudine di speranza, non si tratta di avere paura, ripiegandosi in un atteggiamento tecnofobico, quanto piuttosto di coglierne le potenzialità che saranno la chiave per trasformare le apparenti barriere in opportunità per l’umanità. La pedagogia algoritmica si muove dentro questa prospettiva e con questo spirito. Attraverso essa si indaga lo spazio dell’IA all’interno dei contesti educativi, che con un respiro internazionale corrisponde al campo di ricerca dell’Artificial Intelligence in Education (AIED). 

 

Le macchine possono pensare?  Le macchine sono intelligenti?

 

Gli autori spiegano come la società oggi sia fondata sui dati, e come la possibilità di usarli dipenda dagli algoritmi che lavorano dietro le stesse piattaforme digitali che li raccolgono tramite le registrazioni degli utenti. Sostanzialmente, grazie al machine learning, gli algoritmi imparano a  “conoscere” l’utente man mano  che gli fornisce dei dati, che dipende da quante volte entra e rimane in piattaforma. Essi apprendono così a conoscere i suoi interessi, gusti e desideri, in modo tale da proporgli prodotti ad hoc. In questo senso le macchine sono intelligenti, ma senza l’intervento dell’individuo non svolgerebbero la sua funzione, non sono intelligenti di per sé:  c’è sempre uno scambio di informazioni con l’umano. A tal proposito, occorre specificare  l’individuo si giova dei benefici portati dagli algoritmi, ci troviamo in una società a elevata complessità per cui senza il supporto degli algoritmi difficilmente riusciremmo a sopravvivere. Gli autori spiegano come il problema reale sia in realtà l’uso che l’individuo e soprattutto il mercato fanno degli algoritmi stessi.  

Ecco allora che l’innovazione educativa corrisponde ad una nuova forma di sviluppo del linguaggio nella logica della Multiliteracy – alfabetizzazione multimediale, che vede il coding come competenza da sviluppare. Una nuova forma di alfabetizzazione che attraverso l'utilizzo della tecnologia è in grado di ampliare il modo di comunicare delle persone. Persone che interagiscono con gli algoritmi per la costruzione di nuovi significati. Si parla infatti di approccio human-centered in questo senso. Il ruolo educativo e formativo è ripensato secondo tale approccio, occorre partire dalle capacità di ciascun individuo per costruire percorsi formativi individuali offrendo un set di skills da aggiornare costantemente secondo la logica del lifelong learning. 

 

Educare ALL’Intelligenza Artificiale

 

Una prospettiva di Media Literacy Education diventa fondamentale per la costruzione di interventi educativi e per lo sviluppo del pensiero critico. Elementi indispensabili per la costruzione di una “cittadinanza digitale” e delle persone che vi interagiscono. Ma come formare i soggetti a interfacciarsi correttamente con i dati? Qui interviene la Data Literacy che ha il compito di sviluppare una cittadinanza critica e consapevole. Vediamo infatti come l’avvento dei media digitali e dei social media chiede che al senso critico si affianchi la responsabilità, perché lo spettatore diviene anche autore e nel momento in cui interagisce con gli spazi virtuali inserendo i suoi contenuti entrano in una dimensione pubblica, per cui deve potersi assumere la responsabilità delle conseguenze che potranno derivare dalle sue azioni. 

 

Educare CON l’Intelligenza Artificiale

 

Le dinamiche di responsabilità sono legate ad una presa di consapevolezza in relazione al funzionamento delle tecnologie digitali e alla condivisione di regole per vivere quello spazio pubblico. In questo senso, è fondamentale per l’individuo sviluppare la capacità di decision making servendosi proprio dell’IA. Le sue possibili applicazioni nell’ambito della didattica e della formazione possono riguardare la creatività, i sistemi di tutoraggio intelligente, la valutazione, la gestione del feedback, i sistemi assistivi. Qui gli autori inseriscono un’apposita sezione dedicata a una panoramica di possibili applicazioni nell’ambito didattico e formativo.

 

Educare L’Intelligenza Artificiale

 

Parlare di IA per Panciroli e Rivoltella, non può prescindere dall’ambito etico. A questo livello entra in gioco la responsabilità del progettista informatico che nel momento in cui immagina l’algoritmo e scrive il codice, deve assicurarsi che vi siano inseriti i criteri per farlo agire in modo corretto. In generale, immaginare un’etica per gli algoritmi significa riflettere sui modi in cui le politiche possono pensare il futuro delle regole in una società sempre più mediata dall’IA, indirizzandone le scelte e contribuendo così a definire un vero e proprio cambio di paradigma nell’uso delle informazioni.

 

Panciroli C., Rivoltella P.C. Pedagogia algoritmica. Per una riflessione educativa sull’Intelligenza Artificiale. Scholé, Brescia 2023.




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*Chiara Panciroli è professoressa ordinaria di Didattica generale e Tecnologie dell’educazione presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna. È responsabile scientifica dell'Unità AI and Education del Centro Interdipartimentale di Ricerca Alma for Human-Centered Artificial Intelligence. È coordinatrice scientifica del MOdE-Museo Officina dell'Educazione dell'Università di Bologna. È autrice di diverse pubblicazioni riguardanti i temi di ricerca: Intelligenza Artificiale e educazione, didattica universitaria, didattica scolastica, didattica museale, museologia virtuale e patrimonio culturale digitale, didattica dell'arte.

 

*Pier Cesare Rivoltella è professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’educazione presso l’Università di Bologna e del S. Cuore di Milano dove ha fondato e dirige il CREMIT – Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia. Esperto in Media Education, è attuale presidente della SIREM –Società Italiana di Ricerca sull'Educazione Mediale. Fa parte del comitato scientifico di diverse riviste specializzate, in Italia e all'estero. È il coordinatore del Dottorato Nazionale LESDIT - Learning Sciences and Digital Technologies