FLORIDI: L’intelligenza artificiale per la democrazia é parte del problema ma anche soluzione

Prof. Luciano Floridi

Prof. Luciano Floridi

 

 

FLORIDI: L’intelligenza artificiale per la democrazia é parte del problema ma anche  soluzione

Il fondatore della Filosofia analizza l’impatto dell’IA nella gestione del potere
di Mariantonietta Suppa
 

È stato tra i primi a sentire il bisogno di nuovi paradigmi, dando vita, di fatto, alla filosofia dell’informazione e a porre il problema delle conseguenze che il cattivo uso dell’intelligenza artificiale può avere sulla vita dei cittadini, Luciano Floridi. Il suo libro Etica dell’Intelligenza artificiale  resta una pietra miliare per chiunque voglia avvicinarsi o approfondire il tema, a due anni dalla pubblicazione. FLoridi, oggi a Yale Professor and Founding Director of the Digital Ethics Center, rivolge la sua attuale speculazione su quello che sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla democrazia. L’Occasione per conoscere le sue riflessioni è il seminario dello  Schwartz Reisman Institute, dell’Università di Toronto.

Per Floridi,  se è vero che l’IA può migliorare la trasparenza, l’efficienza dei processi e, persino, sollecitare il coinvolgimento dei cittadini attraverso piattaforme digitali che permettano scambi diretti e condivisione di feedback, è altrettanto innegabile che l’IA può esasperare le disuguaglianze esistenti e condurre a trattamenti iniqui e discriminatori. E allora è necessario trovare un punto di conciliazione che per il docente italiano, naturalizzato inglese coincide con la proposta di una nuova morfologia del potere.

Verso una “morfologia dell’incertezza”

Il Prof. Floridi propone una “nuova morfologia del potere” come “morfologia dell’incertezza”,  (The new morphology of power (as control) is the morphology of uncertainty) riferendosi al fatto che il potere ed il controllo stanno assumendo una nuova fisionomia nel contesto delle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il controllo delle informazioni è diventato cruciale per l’esercizio del potere poiché esse sono diventate una risorsa chiave in un mondo sempre più connesso, dove il digitale non è qualcosa di altro da noi ma è diventato parte dei luoghi che abitiamo ed ha creato una nuova comprensione di noi stessi.  Il potere, in questo habitat digitale nel quale siamo immersi, non è più detenuto da un’unica entità centrale ma si è frammentato e distribuito in una rete di attori,  in continua evoluzione. La “morfologia dell’incertezza” sollecita, pertanto, un cambiamento nel modo in cui il potere e il controllo vengono esercitati:  essi devono sapersi adattare a un ambiente caratterizzato dall’incertezza e dalla complessità delle moderne tecnologie dell’informazione.

Il potere si esercita controllando l’informazione.

“Those who control the questions shape the answers. And those who shape the answers control reality.” Una volta riconosciuto il controllo delle informazioni come fonte di potere, ogni entità che esercita il potere desidera appropriarsi e gestire le informazioni. Quello a cui assistiamo oggi  – dice Floridi- è l’inizio di un importante cambiamento: si passa dal potere sulle cose al potere sulle informazioni, al potere sulle domande che modellano le risposte che  a loro volta forniscono le informazioni stesse su ogni cosa. Coloro che controllano le domande, quindi,  forgiano anche le risposte. Questo è il nuovo potere che bisogna imparare a riconoscere e a gestire sapientemente.

Le 3 C per il futuro della democrazia

La Democrazia si può “salvare” con le tre C: coordinamento, cooperazione, collaborazione, dove coordinamento significa non intralciarsi nel fare le cose, collaborazione distribuire i compiti e operare in modo modulare e  complementare e cooperazione vuol dire condividere tutto, dalle scelte strategiche ai benefici e costi di un qualsiasi processo. Per questo si impone la necessità di un’integrazione e di un coinvolgimento più forte tra i vari attori che interagiscono all’interno di una società democratica. E la chiosa del prof. Floridi non può che essere dedicata al potere dirompente dell’Intelligenza Artificiale che se da un lato può rappresentare una parte del problema in una società democratica, (si pensi al rischio di manipolazione dell’opinione pubblica o di discriminazione), dall’altro può e deve essere parte della soluzione.

Aspetto che richiede il suo utilizzo responsabile per promuovere la trasparenza, la partecipazione e l’inclusione di tutti nella vita democratica. “Ciascuno giochi il proprio ruolo”