Digital Education e sperimentazione guidata a scuola: strategie chiave per un'Intelligenza Artificiale sostenibile

Persone con il visore per vedere oggetti in 3D

Persone con il visore per vedere oggetti in 3D

 

 

Digital Education e sperimentazione guidata a scuola: strategie chiave per un'Intelligenza Artificiale sostenibile

Necessari percorsi di aggiornamento anche per le competenze digitali dei docenti
di Enrico Vignando
 

Le riflessioni sull’impatto della tecnologia si moltiplicano in ogni ambito della vita sociale contemporanea,  dall’ambiente alla democrazia, dalla geopolitica all’economia da quando l’intelligenza artificiale si è presa la scena con un effetto dirompente. Stiamo vivendo un periodo fluido e al contempo frenetico, pieno di aspettative in un infinito "work in progress" per comprendere  come l’IA potrà cambiare l’umanità del futuro. Il tema è stato al centro della  "Biennale Tecnologia" al  Politecnico di Torino:  un gigantesco brainstorming collettivo con i suoi 160 eventi, animati da oltre 300 ospiti tra workshop e confronti, con un titolo molto più complesso dell’ossimoro che porta con se: "Utopie Realiste: immaginare per realizzare un futuro migliore". Una tecnologia non propriamente nuova, quella dell’intelligenza artificiale, ma che inizia a dare strumenti e aprire possibilità in termini di precisione, velocità e flessibilità di applicazione. Potenza di calcolo e disponibilità di dati inedite mettono nelle mani dell’uomo, potenziato dagli strumenti di intelligenza artificiale, le chiavi per aprire la porta a nuovi futuri. Ma per far sì che divengano realtà, non sono sufficienti vaghe promesse, né aiutano le distonie e le utopie irrealistiche. 

Sviluppare competenze digitali, necessario punto di partenza 

Ciò che è emerso dalla quarta edizione di Biennale Tecnologia sembra proprio invitare i cittadini ad abbandonare i pregiudizi, conoscere gli strumenti di intelligenza artificiale e riflettere sui loro impieghi concreti negli ambienti di lavoro, di ricerca e, in particolare, nel campo dell’educazione. Studenti delle scuole del territorio, dirigenti, ricercatori e professori universitari hanno presentato le loro riflessioni e le prime applicazioni di intelligenza artificiale generativa e una consapevolezza che rappresenta un punto fisso nel rapporto tra intelligenza artificiale a scuola: l’importanza delle competenze digitali e relative all’IA, sia per gli studenti che per i docenti, che si intrecciano con l’esercizio della cittadinanza. Un’attenzione particolare va dunque data all’educazione e all’acquisizione di competenze digitali aggiornate. All’interno dei Quadri di riferimento per le competenze digitali per i cittadini (DigComp 2.2) e per gli insegnanti (DigCompEdu), è necessario iniziare ad articolare percorsi di formazione che si interroghino anche sulle modalità di relazione e di  interazioni con i sistemi di intelligenza artificiale. L’Allegato 2 al DigComp 2.2 offre esempi concettuali di conoscenze, abilità e atteggiamenti che il cittadino che si muove nell’oceano digitale dovrebbe acquisire. È imprescindibile chiedersi: cosa fanno i sistemi di IA e cosa non possono fare? Come funzionano? Come ci si comporta quando si interagisce con sistemi di IA? Quali sono le sfide e quale dovrebbe essere la condotta etica quando di tratta di IA? Quali atteggiamenti devono essere addottati in riferimento alle questioni di controllo e all’agentività umana in relazione all’IA? 

I percorsi di formazione 

Si delinea così l’obiettivo di stabilire dei percorsi specificatamente dedicati all’acquisizione consapevole di conoscenze, abilità e atteggiamenti verso la tecnologia e l’intelligenza artificiale, ritagliando uno spazio dedicato, valutato e valorizzato all’interno del curriculum di studio per l’educazione digitale, anche nella prospettiva di un’educazione civica digitale nella società dell’onlife. 

Se queste sono le indicazioni teoriche e programmatiche, nel frattempo gli studenti, gli insegnanti e i ricercatori hanno già cominciato a sperimentare con l’IA a scuola. Alla Biennale Tecnologia hanno mostrato i primi esempi di applicazione dell’IA, mostrando come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia un processo complesso e dinamico, in cui gli utenti costruiscono la propria competenza confrontandosi con sfide concrete, imparando a conoscerne i punti di forza e i limiti dello strumento tecnologico 

Apprendere attraverso l' applicazione pratica dell' IA" 

Un esempio concreto è il progetto “metAmorfosI” promosso dall’Università di Torino, dal Politecnico di Torino e dal Centro di ricerca interuniversitario “Scienza Nuova”. Attraverso una progettazione laboratoriale condotta in classe, alternando momenti di sperimentazione a lezioni frontali, gli studenti sono stati spronati a conoscere e poi applicare criticamente e concretamente gli strumenti di intelligenza artificiale. Le soluzioni sono state varie, tutte culminate in un oggetto digitale prodotto interamente da loro, con il supporto e l’aiuto di giovani ricercatori universitari nella veste di facilitatori digitali.  Meritano una menzione le esplorazioni pratiche delle potenzialità e dei limiti della generazione di immagini e la ricerca dei prompt più efficaci. Gli studenti e i facilitatori hanno avuto modo di sottolineare anche le difficoltà: Sia nel dare vita ad un avatar digitale per la narrazione di fatti storici, sia nella creaazione di un’escape room, o nella ricerca del prompt migliore, gli studenti hanno toccato con mano alcune peculiarità del lavoro con l’IA e le sue potenzialità: 

  • usare l’IA pone vincoli importanti per il lavoro delle persone, specialmente per compiti che richiedono uno sforzo creativo oppure l’espressione di emozioni complesse;
  • senza una conoscenza solida delle tematiche disciplinari, è difficile produrre prompt efficaci con cui far lavorare lo strumento di IA. La qualità del risultato, dunque, non viene magicamente innalzata con l’uso dell’IA. Il contributo umano, con il repertorio di conoscenze e la competenza critica, determina ancora più marcatamente la qualità del prodotto finale;
  • la metodologia di scrittura di un buon prompt, che forse è da considerarsi il primo passo nell’interazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale, si conferma come un processo non lineare, bensì ricorsivo, ovvero fatto di prove e correzioni continue, approssimazioni alla strategia per realizzare il prompt più efficace in un dato contesto d’utilizzo. Anche la realizzazione di un compendio d’uso dell’IA da parte di una classe è da intendersi, quindi, non come un manuale programmatico, ma la rendicontazione delle esperienze di applicazione.

La cooperazione tra ricercatori, docenti e studenti è stato il segno distintivo del progetto “metAmorfosi”, mostando che tale metodologia di riceca pedagogica, dove si superano le separazioni tra i mondi della scuola e dell’accademia, può portare a una qualità elevata dei prodotti finali. Tale qualità può essere garantita, però, solo se si parte da solide conoscenze disciplinari degli studenti, che dalla formazione di qualità di chi poi costruisce i percorsi di acquisizione delle competenze digitali. 

Gli insegnanti e l'aggiornamento delle competenze digitali 

La formazione dei docenti come presupposto per un’educazione digitale di qualità è fondamentale anche per il progetto “Slow Food Digitale” dell’I.C. Settimo 3, che affronta le tematiche principali della Transizione Digitale attraverso MOOC per le conoscenze fondamentali e le metodologie innovative d’insegnamento. Lo scopo è duplice: da un lato, c’è il bisogno di rispondere alla necessità di formare e preparare i docenti per l’insegnamento delle competenze digitali; dall’altro, quando si tratta la tecnologia a scuola, è inevitabile che i docenti sappiano contestualizzare il digitale nell'ambiente classe, ritagliandolo sulle peculiarità del gruppo di studenti che utilizza gli strumenti digitali e non digitali. 

Se per gli studenti vengono già predisposti progetti e spazi per la sperimentazione con l’intelligenza artificiale a scuola, per gli insegnanti invece rimane fondamentale trovare risorse, economiche ed educative, e momenti per favorire l’acquisizione e l’aggiornamento delle proprie competenze digitali. Dopo la fase pandemica, la maggior parte degli insegnanti ha sviluppato delle competenze digitali di base ed avanzate adeguate per l’insegnamento digitale ed ibrido di quel determinato momento storico. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e la diffusione popolare dell’intelligenza artificiale pongono continue e nuove sfide. La fortuna della comunità scolastiaca è quella di avere al suo interno una grande varietà e un’alta qualità di competenze (digitali, pedagogiche, ecc.) che possono essere usate proprio come un trampolino di lancio verso i possibili futuri dell’educazione nella società italiana contemporanea. Dirigenti e docenti percepiscono diffusamente questa strana condizione: c’è sempre molto da imparare, sempre qualcosa di nuovo ogni giorno può essere appreso dal dialogo con gli studenti, dall’osservazione delle dinamiche scolastiche e dal confronto con i colleghi; allo stesso tempo, si riscontra grande preparazione anche in tema digitale e di intelligenza artificiale proprio quando si chiede, si impara dagli altri insegnanti. Da un lato, quindi, ci sarà la necessità di predisporre dei percorsi di aggiornamento professionale, di approfondimento delle competenze digitali che sia di qualità e risponda alle effettvie necessità della professione di insegnamento nella scuola di oggi e di domani. Dall’altro, bisognerà imparare a fare tesoro di tutte quelle competenze, conoscenze, abilità, atteggimenti positivi che sono già presenti nelle scuole italiane. Forse, per ora, appannaggio di una ridotta schiera di docenti. Domani, chissà, patrimonio comune della professione d’insegnamento, così come è accaduto precedentemente in termini di inclusione delle disabilità. Analogamente, le competenze digitali giocheranno un ruolo principe per garantire  i diritti di partecipazione, libertà e democrazia dei cittadini italiani tutti.