Educazione e società nell’era post-mediale

Copertina libro Postmedialità

Copertina libro Postmedialità

 

 

Educazione e società nell’era post-mediale

Innovazione tecnologica e frammentazione dei mass-media: Postmedialità per una rilettura dei fenomeni sociali.
di Federico Ruggiero
 

Se fino a due decenni fa il termine “media” era inevitabilmente preceduto dal suo gemello siamese “mass”,  oggi  naviga da solo ed è la più evidente dimostrazione di come l’innovazione tecnologica e l’avvento del digitale abbiano finito, in collaborazione certo con altri fenomeni,  per parcellizzare e frammentare i mezzi di comunicazione di massa, frantumando il sistema da uno (la tv, il cinema, la radio, il quotidiano, un qualsiasi apparato di potere o meno) a molti e trasformandolo nel “da ognuno a ognuno”. 

 Questo vuol dire che i media sono finiti? Dati alla mano sappiamo che la tv generalista è ancora viva ma spopola solo tra le generazioni più “mature”, i quotidiani perdono sempre più lettori, il cinema, tanto per citarne un altro, è fruibile comodamente a casa attraverso le diverse piattaforme. Una riflessione sul rapporto certo non lineare tra i mass media che hanno perso la loro centralità e la società la offre il testo  Postmedialità, che affronta il tema da diverse quanto preziose prospettive  di uomini di scienza  come Cosimo Accoto, Nicola Bruno, Federico Cabitza, Ruggero Eugeni, Paolo Ferri, Roberto Maragliano, Carlo Milani Mario Pireddu, Pier Cesare Rivoltella, Luca De Biase, con il filosofo Stefano Moriggi come direttore d’orchestra e curatore dell’opera.

Ma cosa si intende per Postmedialità?


Felix Guattari, Rosalind Krauss, Lev Manovich e Peter Weibel sono i pensatori che teorizzano e cercano di definire questo concetto. Felix Guattari, filosofo francese, inizia a parlare di superamento dei media nel 1985 attraverso una prospettiva di sinistra “movimentista” che vede i media non come semplici canali di comunicazione o strumenti per la trasmissione di informazioni, ma piuttosto parte integrante di assemblaggi socio-tecnici che producono e trasformano realtà, desideri e relazioni sociali. In questa visione, diventa fondamentale una partecipazione di base alla decisionalità politica attraverso reti multicentriche, in una prospettiva anti-capitalista e anti-postmodernista favorita dai media più recenti, attraverso cui gli utenti possono diventare produttori. Questa sorta di relazione con le macchine favorirebbe i processi di soggettivazione (costruzione dell’identità personale) e costituirebbe la cosiddetta “era post-mediale” (Guattari 1985, 1986, 1990). Le sue previsioni trovano riscontro nella nascita del World Wide Web (1991) e negli “user generated content” (social media).

Qualche anno successivo, Rosalind Krauss pubblica un libro (1999) e lavori successivi (2005, 2010, 2011) in riferimento al mondo dell’arte. La storica Krauss vede nell’era post-mediale il superamento del modernismo che qualificava l’oggetto d’arte in funzione del proprio medium (inteso come supporto fisico). In quest’ottica, Krauss rivisiterà il concetto di medium, rifiutando la indistinzione mediale del postmoderno ponendosi come difensore del supporto tecnico intesa come possibilità stessa dell’arte.

Questa premessa sul suo pensiero permette di comprendere meglio come il suffisso “post”, per Krauss, non indichi il superamento dei media, come avveniva nel pensiero di Guattari, ma la fine del principio della specificità mediale dell’opera d’arte basata su fattori materiali.

Secondo Lev Manovich, studioso russo, la crisi della specificità mediale artistica sopra citata è dovuta a tre fattori: la nascita dell’arte concettuale, l’utilizzo di nuovi media tecnologici analogici (es. cinema) e il graduale processo di digitalizzazione. Quest’ultimo introduce per la prima volta l’utilizzo del linguaggio informatico come uno strumento di descrizione dei fenomeni. Ecco perché il critico austriaco Peter Weibel, in questo contesto di ascesa del digitale e dei nuovi media, vede ogni forma d’arte come post-mediale (dall’analogico al digitale).

Il punto di incontro di questi pensieri è ben spiegato da Ruggero Eugeni (Capitolo 1, paragrafo 4):

“La condizione postmediale in tutta la sua complessità e ricchezza consiste dunque in questa terza accezione nel superamento dei media analogici offerto dalla tecnologia digitale”

Il dibattito sulla postmedialità non si interrompe ma prosegue anche nel nuovo millennio e cavalca nuovi fenomeni. I media sono diventati i sostituti perfetti delle infrastrutture di raccolta dati inerenti ai comportamenti sociali: big data che vengono processati per generare pattern utili a prevedere i comportamenti sociali e relative scelte. Prende luce una nuova definizione di postmedialità influenzata dal superamento algoritmico della logica digitale e dal ruolo che i media hanno nel generare enormi quantità di dati.

 

Post-Media Education e traiettorie innovative

 

In virtù di quanto riportato, Pier Cesare Rivoltella sottolinea come la comunicazione postmediale sia diventata in larga parte una comunicazione algoritmica in cui i media non esistono più (Eugeni, 2015) ma siamo noi stessi i media,

In aggiunta, sposa la definizione di Esposito (2023) secondo cui più che di intelligenza artificiale, si dovrebbe parlare di comunicazione artificiale 

 Queste riflessioni spingono Rivoltella a gettare le basi della Post-Media Education seguendo due direttrici: l’analisi a distanza e la conversazione artificiale.

Se assumiamo che i media siano una finestra sul mondo (Masterman, 1985), il sospetto è che le cose non siano proprio come sembrerebbero. In questa prospettiva, i media andrebbero smontati e analizzati per quanto concerne le loro forme testuali. Ecco che il concetto di analisi si scontra con i dati e gli algoritmi ovvero forme non testuali e di conseguenza non analizzabili. Una possibile soluzione è costituita dall’analisi a distanza, basata sull’attività del lettore e su quella dell’algoritmo (macchina) che elabora dati (senza capacità di comprenderli).

La conversazione artificiale come spazio di esercizio del pensiero critico è la seconda direttrice proposta. Nel 2024 è ormai comune incontrare persone che abbiano conversato almeno una volta con sistemi di Intelligenza Artificiale GPT, ma quanti si sono soffermati a pensare alla relazione che si instaura con la macchina? Questa forma di conversazione artificiale vede nell’intelligenza artificiale un ottimo interlocutore che, tuttavia, non è in grado di comprendere semanticamente i dialoghi ma si affida unicamente a algoritmi probabilistici. La precisazione mette in luce due aspetti cruciali: noi abbiamo l’onere di scrivere in modo corretto e preciso il prompt (il comando) e di controllare la veridicità delle risposte del GPT. Quest’ultimo è possibile solo se abbiamo una certa padronanza dell’argomento trattato, se così non fosse sarebbe rischioso affidarsi unicamente, almeno per ora, a queste tecnologie.

 

Uno sguardo al digital learning

 

Il 2005 segna il passaggio alla banda larga che è in grado di garantire connessioni internet più stabili e veloci, ponendo le basi per quello che sarà il digital learning, la terza forma evolutiva di e-learning. Notebook, smartphone, contenuti video, la nascita di YouTube e più in generale l’innovazione tecnologica, riescono a interconnettere le attività professionali con la formazione. Prenderà piede il modello 70-20-10 (McCall et al, 1988) che redistribuisce i tempi di apprendimento: 70% experiential learning, 20% social learning, 10% formal learning.

 

Venendo ai giorni nostri, l’Intelligenza Artificiale e chatbot (es. ChatGPT di Open AI) sono entrati prepotentemente nelle nostre abitazioni e scuole e non si tratta di una “moda” passeggera ma di un grande cambiamento: basti osservare i grandi investimenti che le aziende tecnologiche stanno facendo (Meta, Microsoft, Google…). Queste nuove tecnologie sono in grado non solo di fornire un supporto ai discenti, ma anche di raccogliere dati e preferenze utili ai learning designer. È ancora molto presto per comprendere l’impatto che l’IA avrà sul digital learning ma uno schema interessante è fornito da Tuomi (2018) e rielaborato da Paolo Ferri:



Fonte: elaborazione di Paolo Ferri in Postmedialità

Diversi dottorandi di Lesdit stanno affrontando queste tematiche legate all’impatto che l’Intelligenza Artificiale può avere nell’ambito della formazione e della didattica: c’è ancora poca chiarezza ma una forte spinta alla ricerca e allo studio delle migliori implementazioni. Nella società, più in generale, la parcellizzazione e la frammentazione, il percepirsi come media e maia di se stessi hanno polarizzato ogni discussione e contribuito alla disinformazione e alla difficoltà di distinguere il vero dal falso. Colpa delle tecnologie e del digitale? Sarebbe anche questo un modo semplicistico per affrontare il fenomeno: più giusto dire che hanno contribuito la mancanza di un’adeguata educazione digitale e l’assenza di percorsi di cittadinanza digitale. 

Riferimenti bibliografici:

Esposito, E. (2022). Comunicazione artificiale: Come gli algoritmi producono intelligenza sociale. EGEA, Milano.

Eugeni, R. (2021). Capitale algoritmico. Cinque dispositivi postmediali (più uno). Scholé, Brescia

Guattari, F. (1985), “Du Postmoderne au post-média, testo inedito. In Multitudes, 3, 34, 2008, pp. 128-133

Guattari, F. (1986), “L’impasse post-moderne”. In La Quinzaine littéraire, 456, pp.20-2

Guattari, F. (1990), “Vers une ère post-méedia”. In Terminal, 51, pp.1-2, poi in Chimères, 28, 1996, pp.15-17

Krauss, R. (1999). L’arte nell’era postmediale. Marcel Broodthaers, ad esempio. Tr. it. Postmedia Books, Milano 2005

Krauss, R. (2005). Reinventare il medium: cinque saggi sull'arte d'oggi. Tr. it. Bruno Mondadori, Milano 2005

Krauss, R. (2010). Inventario perpetuo. Tr. it. Bruno Mondadori, Milano 2011

Krauss, R. (2011). Sotto la tazza blu. Tr. it. Bruno Mondadori, Milano 2012

Masterman, L. (1985), Teaching about television. Routledge, London

McCall, M. W., LOMBARDO, M.M., MORRISON, A.M. (1988), The Lessons of Experience. Lexington Books, Lexington (MA)

Tuomi, I. (2018), “The Impact of Artificial Intelligence on Learning, Teaching, and Education. Policies for the Future”. In CABRERA, M., VUORIKARI, R., PUNIE, Y. (a cura di), EUR 29442 EN, Pubblications Office of the European Union, Luxemburg