La sfida di Lesdit: formare una generazione di studiosi aperti, flessibili e collaborativi.

Prof. Pier Cesare Rivoltella

Prof. Pier Cesare Rivoltella

 

 

La sfida di Lesdit: formare una generazione di studiosi aperti, flessibili e collaborativi.

Il coordinatore Pier Cesare Rivoltella punta su trasversalità e multidisciplinarietà per centrare l’obiettivo
di Martina Giorgi
 

A leggere il suo curriculum, Pier Cesare Rivoltella è il gigante italiano nel campo della Didattica delle Tecnologie dell’educazione e dell’Educazione Mediale e più in generale della ricerca: vanta oltre 500 pubblicazioni su riviste internazionali.  Le sue giornate, se diamo  un rapido sguardo alle sue attività,  sembrano durare ben oltre le canoniche 24 ore: Professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell'educazione presso le Università di Bologna e del S. Cuore, ha fondato e dirige il CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia). È l’ attuale presidente della SIREM (Società Italiana di Ricerca sull'Educazione Mediale), dirige la rivista “REM – Research on Education and Media” e la rivista “EAS - Essere a Scuola”, è condirettore di “Scholè, editrice di pubblicazioni sui temi dell’ educazione e degli studi culturali”. Fa parte del comitato scientifico di diverse riviste specializzate, in Italia e all'estero. È membro della Commissione Scuola dell’Accademia dei Lincei, tiene corsi in diverse università italiane e straniere, e per concludere la presentazione è il coordinatore del Dottorato Nazionale LESDIT - Learning Sciences and Digital Technologies, e probabilmente ci è sfuggito qualcosa. Le sue lezioni sono inoltre super frequentate ed ha un altissimo indice di gradimento da parte di studenti e dottorandi che riesce a stimolare con proposte di lettura e una chiarezza inusuale.

IL Dottorarto Lesdit 

- M.G.: Perché ad un certo punto si è sentito il bisogno di creare un corso di Dottorato a livello nazionale in Learning Sciences and Digital Technologies?

- P.C.R.: L’idea originaria è stata di Pierpaolo Limone, al tempo Rettore dell’Università di Foggia, che aveva intravisto nel PNRR la possibilità di avviare un progetto ambito: offrire uno spazio di formazione specifico a giovani studiosi che intendano sviluppare competenze di ricerca nell’ambito delle tecnologie digitali. Si tratta di un ambito trasversale a diverse scienze (didattica, psicologia, sociologia, filosofia, informatica, solo per citarne qualcuna) che in un Dottorato di interesse nazionale si era e si è convinti possa trovare un luogo di riflessione scientifica e progettualità operativa.

- M.G.: Che significato ha la trasversalità e come se la immagina? Perché è importante creare questo tipo di rete tra le università del Paese? 

- P.C.R.: Nella complessità,  i punti di vista disciplinari a sé stanti non sono sufficienti per comprenderne il significato. Servono scienze di sintesi e/o una forte cooperazione fra tradizioni di ricerca differenti. Questo significa ibridare metodologie e approcci, incoraggiare il confronto e la ricerca in comune, praticare il prestito cognitivo da un dominio di sapere all’altro. Di qui l’idea che il Dottorato offra ai docenti del Collegio uno spazio di lavoro in comune fino a trasformarlo in una comunità di pratica professionale. Ci stiamo provando: il kick off meeting di Bologna ha avuto proprio questa finalità, come l’avrà la Summer School del prossimo mese di settembre ai Lidi ferraresi. 

- M.G.: In un contesto internazionale come si colloca il programma di dottorato in LESDIT e qual è la sfida più importante che vuole affrontare?

- P.C.R.: La vocazione internazionale fa parte del LESDIT. Prende corpo in una forte sporgenza dell’attività formativa e di ricerca verso le università e i centri di ricerca stranieri e anche nell’intenzione di attrarre studenti da altri Paesi. 

Riguardo la sfida, io credo che sia una molto ambiziosa: fornire agli studi sulle tecnologie digitali per l’apprendimento una base scientifica multidisciplinare per formare una nuova generazione di studiosi aperti, flessibili, cognitivamente agili, abituati alla collaborazione.


Il futuro dei dottorandi Lesdit 

- M.G.: Come si immagina fra 10 anni i dottorandi che intraprendono questo percorso e quali figure professionali formerà Lesdit?

- P.C.R.: Uno degli obiettivi di questo Dottorato è di promuovere una cultura della formazione dottorale che non pensi necessariamente solo all’Accademia come uscita professionale. Il dottorato è il terzo livello dell’istruzione superiore e deve essere pensato come un’opportunità di occupabilità in più anche nella direzione dell’azienda e delle altre organizzazioni complesse. La partnership con realtà industriali fa parte di questa intenzionalità che andrà sviluppata ulteriormente. Certo la formazione per l’Università continua a rimanere un’uscita professionale possibile. In questo caso lo stile che stiamo curando di far assumere ai dottorandi è fortemente collaborativo e tale da unire serietà metodologica e cultura del lavoro con un forte spirito di comunità e il piacere della socialità. Va promossa una nuova cultura dell’Università, meno interessata ai piccoli giochi di potere e alla coltivazione del Sé e più improntata a franchezza, trasparenza, sincerità nei rapporti e nel lavoro scientifico. Come Bourdieu spiegava benissimo in quel grande libro che è Il mestiere di scienziato c’è tutta una serie di competenze fini che devono appartenere allo studioso che prescindono dalle sue conoscenze nella sua disciplina: sono competenze che riguardano lo standing, il saper stare, e che coinvolgono la sfera umana. Insomma: donne e uomini, prima che ricercatrici e ricercatori. 

- M.G.: Qual è la caratteristica che più l’ha colpita in positivo del 39° ciclo e  qual è stato il primo impatto sui dottorandi?

- P.C.R.: L’impatto è molto buono. Si tratta di un gruppo dotato di grandi individualità e ricco nella sua composizione: la compresenza di profili di provenienza da scienze hard e soft e di età diverse (dai giovani ai profili più adulti) conferisce al dibattito e al confronto interno un grande interesse ed è di grande stimolo per il docente che si confronta con loro.

- M.G.: Cosa consiglia ai  dottorandi che hanno appena iniziato quest’ avventura?

- P.C.R.: Rispondo con un motto cui Paulo Freire, il grande educatore brasiliano, era particolarmente affezionato: “Sem esta inquietude que me move, nem ensino nem aprendo”. Non serve la traduzione. L’inquietudine di cui parla Freire è la curiosità intellettuale, il non sentirsi mai arrivati, il non essere mai soddisfatti, la costante sporgenza verso un oltre. È la cifra del ricercatore e dell’educatore. Per me è sempre stata ed è ancora oggi di grande ispirazione.

Intelligenza Artificiale e Media Literacy Education 

- M.G.: L’intelligenza artificiale ha velocizzato molti processi e le sue ripercussioni iniziano ad essere evidenti anche nell’ambito educativo, come ci si pone di fronte ad essa e alle nuove tecnologie che inevitabilmente arriveranno?

- P.C.R.: I contesti educativi non devono porsi solo il problema di come sviluppare pensiero critico nei confronti dell’IA ma anche di come promuovere una cultura dell’IA per rendere i soggetti abili a conoscerne e usarne il linguaggio e le logiche». 

- M.G.: I dottorandi saranno in grado di diventare promotori di un’alfabetizzazione ai media e con quali presupposti si potrà farlo grazie all’aiuto dei diversi ambiti disciplinari? 

- P.C.R.: Un dottore di ricerca del LESDIT non potrà non essere media literate e capace lui/lei stesso/a di Media Literacy Education. Il modo è fare proprio uno stile mediaeducativo. Di questo stile sono ingredienti fondamentali: 1) il senso critico. Essere consapevoli e sospettosi, dubitare delle soluzioni semplici, problematizzare sempre; 2) la responsabilità. Assumersi sempre l’onere di valutare in anticipo gli effetti delle proprie scelte comunicative e fare altrettanto con gli altri; 3) la resistenza. La Media Literacy è una dimensione sociale. Non si è critici e responsabili solo per se stessi ma anche per gli altri e questo non sporadicamente ma sempre, in ossequio a una sorta di habitus, di atteggiamento permanente di mobilitazione mediattiva.

A queste dimensioni di professionalità possono concorrere tutte le discipline, a patto che siano sorrette da analoghe consapevolezze.

Consigli di lettura “indispensabili” per i neofiti

- M.G.: Quali sono i 5 libri che consiglia a coloro che vogliono approfondire e si stanno approcciando alla cultura digitale?

- P.C.R.:Premessa: i libri invecchiano presto, soprattutto quelli che si occupano di media digitali. Oggi direi questi cinque (e chiedo scusa se qualcuno è mio o vede il mio zampino).

1. D.J. Bolter, Plenitudine digitale. Il declino delle culture d’élite e l’ascesa dei media digitali, Minimum Fax, Roma 2020.

2. S. Moriggi (a cura di), Postmedialità. Società ed educazione, Raffaello Cortina, Milano 2023.

3. C. Panciroli, P.C. Rivoltella, Pedagogia algoritmica, Scholé, Brescia 2023.

4. B, Stiegler, Reincantare il mondo, Orthotes, Napoli 2012.

5. S. Tisseron, 3-6-9-12. Diventare grandi con gli schermi digitali. Nuova edizione italiana aggiornata e ampliata, Scholé, Brescia 2024.

(1) Panciroli C., Rivoltella P. C. (2023). Pedagogia algoritmica. Per una riflessione educativa sull’Intelligenza Artificiale, Scholé ed. Morcelliana, Brescia, p.10.