Calvino, il visionario e il potere delle storie
Il potere educativo della letteratura: quattro prospettive e il ruolo dell'intelligenza artificiale
Un'opera letteraria ha un valore profondo che coinvolge corpo, forza e azione ed è molto più ampio di quello che crediamo
di Enrico Orsenigo
Ancora troppo spesso la letteratura viene considerata o come semplice passatempo o, al contrario, come puro esercizio intellettuale. Ciò che intendo dimostrare attraverso i miei studi, nel tentativo di contribuire anche solo minimamente al dibattito aperto da illustri autori nell’ultimo secolo, è che la letteratura è molto più di questo. Essa informa e infonde significati in modo diretto lungo l’asse corpo-forza-azione, stabilendo un legame profondo con il nostro corpo, non limitandosi ai nostri occhi o ai nostri pensieri.
In altre parole, la letteratura, da un lato, ci induce a specifiche posture fisiche e, dall’altro, attraverso il mezzo dell’alfabeto, trasmette scenari che, nel passaggio dall’alfabeto all’immaginazione, vengono letteralmente incorporati. Diventano così parte delle nostre catene di pensiero e dei nostri schemi di riflessività e azione.
Esistono almeno quattro modi di intendere la letteratura, che non si escludono a vicenda. Certo, ve ne sono molti altri, ma questi quattro mi sembrano descrivere bene cosa sia la letteratura e, soprattutto, rispettano adeguatamente le altre possibili interpretazioni.
1. La Zona
Il primo modo di intendere la letteratura, proposto da Daniele Del Giudice, uno dei principali esponenti della letteratura italiana tra gli anni Ottanta e Duemila, è concepirla come una “zona” (2023). Che cos’è una zona? Etimologicamente deriva dal latino zona «cintura, fascia» (dal greco ζώνη, dal tema di ζώννυμι «cingere»). Storicamente, indicava la fascia usata nell’antica Grecia, specialmente dalle donne, per sostenere la veste. Tuttavia, il termine si estende anche a una fascia o porzione di superficie o spazio, una parte di terreno o area urbana che presenta caratteristiche specifiche o una funzione propria. Strutturalmente, una zona è dunque uno spazio ben definito con regole proprie che, se rispettate, ne fanno emergere la funzione. Nel caso della letteratura, queste regole possono essere identificate nelle righe che guidano l’occhio da sinistra a destra o da destra a sinistra, e nel rapporto con la tecnologia alfabetica, che permette di trasformare i segni in catene di immagini e successivamente in schemi di riflessività e azione, fungendo da guida orientativa.
2. Un Sistema di Moltiplicazione dei Possibili
Il secondo modo, strettamente collegato al primo, considera la letteratura come un sistema di moltiplicazione dei possibili, capace di esorcizzare la tragicità dell’unicità (Calvino, 1967; 1980; 1988). Analizzando il processo che va dallo stato alfabetico allo stato immaginale, si comprende che «alla sua nascita, l’immagine è un fascio di tendenze motorie, anticipazione a lungo termine dell’esperienza dell’oggetto; durante l’interazione tra organismo e ambiente, essa diventa sistema di ricezione dei segnali e consente all’attività sensomotoria di esercitarsi progressivamente» (Simondon, 2008, p. 9). Il testo alfabetico, tradotto in immagine, viene incorporato, trasformandosi e diventando parte del fisiologico.
3. Un Sistema di Simulazione di Esperienze
Il terzo approccio alla letteratura è quello proposto da Mario Barenghi, saggista e uno dei massimi esperti dell’opera di Italo Calvino. Secondo Barenghi: «La letteratura, in quanto simulazione di esperienze, è la custode della connessione organica tra le nostre facoltà. Non si limita a registrare o produrre scosse emotive (turbamento, entusiasmo, rapimento, abbandono, ilarità, raccapriccio), ma provoca anche altri effetti: accensione intellettuale, tensione della coscienza morale, stimolo al giudizio e alla volontà» (2018, p. 3).
La letteratura – e con essa gli studi letterari, il cui scopo è guidare i lettori fino all’ingresso dei testi, come assistenti premurosi – ha, in definitiva, più affinità con la tecnica che con la scienza. Questo potrebbe suscitare qualche perplessità, poiché la tecnica è spesso percepita come qualcosa di secondario, subordinato e applicativo rispetto alla purezza della ricerca scientifica. Tuttavia, la tecnica non deve essere sottovalutata, anche per ragioni etimologiche: téchne (τέχνη) in greco significa «arte», e l’arte della parola trova le sue radici proprio in una competenza pratica, in un saper fare. Con Barenghi, scrivere una poesia o narrare una storia non è poi tanto diverso dal preparare il pane.
Inoltre, la letteratura, come rappresentazione di esperienze, costituisce una raffinata tecnologia sociale, finalizzata a mantenere la coesione e la consapevolezza di una comunità linguistica. In quanto depositaria dell’armonia delle diverse facoltà umane, la letteratura può svolgere una funzione di coordinamento nell’ambito delle scienze umane, fungendo da diapason. Non tanto nel senso tecnico dello strumento acustico (la cui vibrazione regola l’accordatura), quanto piuttosto come guida per espandere la comprensione dei suoni, o meglio, dei significati.
La letteratura dovrebbe costituire, per le scienze umane, un punto di riferimento epistemologico. Roland Barthes, nella Chambre claire (1980), ha parlato di mathesis singularis, un’ipotetica scienza dell’oggetto unico. Tuttavia, ciò che Barenghi intende è leggermente diverso: la letteratura è insostituibile come garante dell’integrazione della singolarità vissuta nel sapere umano. In altre parole, rappresenta un modello di come l’esperienza concreta, con tutta la sua imprevedibilità, specificità e casualità, possa diventare fonte di conoscenza. Dopotutto, la vita è una serie di eventi accidentali, ma questi possono arricchire il nostro sapere.
4. Uno Strumento di Orientamento
Il quarto approccio è quello proposto da Joseph Carroll: «La letteratura e le altre arti sono strumenti di orientamento, come bussole, sestanti e sonar, e sono essenziali per lo sviluppo personale, per l’integrazione delle identità individuali all’interno di un contesto culturale e per l’adattamento immaginativo dell’individuo al mondo più ampio in cui vive» (2007, p. 31).
Le narrazioni trasmettono insegnamenti acquisiti nel passato, modi di pensare spesso necessari per comprendere i fenomeni attuali e formulare proiezioni per il futuro. Questo processo anticipatorio può rendere le persone più consapevoli del loro ambiente, sia rispetto ai rischi che alle opportunità. In tal senso, la letteratura rappresenta a tutti gli effetti uno strumento cognitivo per l’orientamento esistenziale. Le arti, e in particolare la letteratura, possono essere considerate come «laboratori» in cui esercitare la propria identità, i ruoli sociali e le diverse modalità interpersonali della specie umana. Nel contesto complesso delle società occidentali moderne, le storie aiutano a dare ordine proponendo traiettorie di significato (forza centripeta della narrazione) e, allo stesso tempo, stimolano il pensiero divergente, aprendo nuove prospettive verso l’innovazione (forza centrifuga della narrazione).
A partire da queste riflessioni, possiamo comprendere la letteratura anche nella sua funzione pedagogica: come una zona di raccordo, un formatore dell’immaginazione, uno strumento che amplia i punti di vista su emozioni, sentimenti, strategie per affrontare compiti e risolvere problemi. La letteratura può essere vista come un vasto archivio di conoscenze, sedimentate nel corso dei secoli, che racchiude l’enorme varietà della condizione umana e delle sfide che essa ha dovuto affrontare.
Ciò che caratterizza il discorso narrativo, secondo la prospettiva di Jerome S. Bruner, è che esso rappresenta una modulazione particolare della realtà, da lui definita «coniugazione al congiuntivo»; qui il termine congiuntivo indica che «abbiamo a che fare con delle possibilità umane, anziché con stabili certezze» (1993, p. 34). In questo senso egli può affermare che un atto linguistico narrativo, sia esso concluso o in corso, produce un mondo al congiuntivo, un mondo, cioè, che si distingue da quello indicativo, situato, e che grazie al corpo e ai sensi viene recepito. Un mondo ulteriore, che, se a un primo momento può essere sentito come estraneo e distante, diverso da quello indicativo, tuttavia è destinato a incontrarsi (e talvolta a scontrarsi) con quest’ultimo, offrendo al soggetto la possibilità dell’inedito: una propulsione all’avvenire.
Il possibile ruolo degli LLM tra pedagogia e letteratura
considerando le quattro modalità di intendere la letteratura elencate in precedenza e tenendo conto del forte ruolo educativo che questo strumento umano di orientamento può giocare nella formazione, a tutti i livelli e per tutte le generazioni, le reti generative come gli LLM possono fornire un ulteriore contributo per rafforzare ancora la presenza della letteratura, dei personaggi fittizi, nella relazione educativa tra docente e discente. In che modo? in molti modi, ma tra questi direi che possono avere una posizione privilegiata la creazione di campi semantici e campi semiotici delle opere letterarie e l’orientamento narrativo. infatti, gli LLM sono particolarmente “abili” nella costruzione di aree di significato in relazione a entità reali e fittizie. Costruire un campo semantico per un personaggio come il Principe Myškin de L’idiota di Dostoevskij significa ottenere un elenco preciso di parole chiave ed espressioni tipiche del personaggio, eventualmente suddivise per scene e per le sue relazioni con gli altri protagonisti.
Un campo semiotico, invece, si compone di un insieme di oggetti, simboli, tendenze, inclinazioni e caratteristiche comportamentali che identificano l’idiota e lo distinguono da altri personaggi letterari; continuando in questa direzione si possono confrontare i campi semiotici di molteplici personaggi letterari, consentendo al lettore, allo studente, un’esperienza diversa degli esseri di fantasia, per così dire “fuori dalla pagina”, inseriti in una rete di oggetti e simboli che talvolta sono gli stessi con cui ci relazioniamo nel quotidiano.
Infine, vi è l’orientamento narrativo. Gli LLM possono svolgere un ruolo interessante nell’associare stati d’animo, tonalità emotive, inclinazioni cognitive e situazioni di problem solving a personaggi fittizi; questi abbinamenti risultano utili nel consigliare letture in base ai momenti di vita vissuti, permettendo di trovare il personaggio, l’ambientazione o le vicende più adatte alle emozioni o esperienze personali; in questo senso, tali abbinamenti, potrebbero risultare significativi per l’autoformazione del sé e lo sviluppo di una personale propulsione all’avvenire. In altre parole, una cura della propria persona e del proprio futuro.
Bibliografia
Barthes R. (1980). La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino, Einaudi.
Bruner J.S. (1993). La mente a più dimensioni, Roma-Bari, Laterza.
Calvino I. (1967). Cibernetica e fantasmi. In Appunti sulla narrativa come processo combinatorio, «Nuova Corrente», n. 46-47, 1968.
Calvino I. (1980). Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società, Torino, Einaudi.
Calvino I. (1988). Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, Milano, Garzanti.
Carroll J. (2007). The Adaptive Function of Literature. In C. Martindale, P. Locher e V.M. Petrov (a cura di), Evolutionary and neurocognitive approaches to aesthetics, creativity and the arts, Londra, Routledge, pp. 31-45.
Del Giudice D. (2023), Del narrare, Torino, Einaudi.
Simondon G. (2008), Imagination et Invention (1965-1966), Chatou, Éditions de La Transparence. Trad. it., Immaginazione e invenzione (1965-1966), Milano, Mimesis, 2023.
Sitografia
Barenghi M. (2018), https://www.doppiozero.com/ perche-insegnare-letteratura-e-non-solo-aglistudenti-di-lettere (Consultato il 23/09/2024)
*Enrico Orsenigo, nato nel 1992, psicologo, dottorando di ricerca LESDIT all'Università di Modena e Reggio Emilia. Si occupa prevalentemente di Funzioni educative della letteratura. È utore e co-autore di pubblicazioni scientifiche, tra le quali: Pensare per orientare; Sulle lezioni americane di Italo Calvino (The Lab's Quarterly, 2021); Relazione e letteratura: una esplorazione (Educazione Aperta, 2024); La funzione educativa dei mondi possibili (Lifelong Lifewide Learning, 2024); Dallo stato alfabetico all'incorporazione (Corpo, Società, Educazione, 2024)
