la robotica per un'educazione inclusiva
Pensiero Computazionale e Inclusione: la Robotica Educativa Può Fare la Differenza
Il focus sull' approccio che utilizza piccoli robot come strumento didattico
di Giulia Paludo
Nel 21esimo secolo, il sistema educativo sta affrontando la sfida di tenere il passo non solo con l’innovazione tecnologica, ma anche con il conseguente adattamento delle competenze richieste.
Tra queste, il pensiero computazionale (in inglese computational thinking) e l’informatica giocano un ruolo chiave, non tanto in termini di “saper usare il computer” quanto di di avere confidenza con un metodo di problem solving specifico per approcciare il mondo digitale con consapevolezza ed efficacia.
Alla luce di queste premesse, nonostante la proliferazione della ricerca per la didattica di queste competenze con strumenti e contenuti per gli studenti nella norma, si osserva una lacuna significativa nell’inclusività rispetto alle necessità di studenti con bisogni educativi speciali (BES). L’urgenza di colmare questo gap nasce dal fatto che tutti gli studenti, e in particolare quelli con debolezze di diverso grado , beneficerebbero significativamente dallo sviluppo di queste competenze..
La specificità dell'Educational Robotics
Di fronte a questo quadro, l’opinione comune solleva una leggera polemica: “Ma gli studenti BES usano già un sacco di strumenti tecnologici?!” ed è importante differenziare cosa sono gli strumenti compensativi dal pensiero computazionale e l’informatica, che costituiscono invece un obiettivo di apprendimento vero e proprio.
Con lo scopo di definire lo stato dell’arte, abbiamo condotto una review sistematica della letteratura analizzando studi con proposte didattiche specifiche sul pensiero computazionale per BES e/o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) pubblicati negli ultimi 10 anni. Gli studi in questione sono stati successivamente filtrati e selezionati in base ad una serie di criteri (argomenti, parole chiave, contesto della scuola dell’obbligo etc etc).
I risultati hanno evidenziato una nicchia didattica decisamente limitata e poco definita con un numero molto esiguo di studi che partono da una definizione camaleontica di bisogno educativo speciale e, per la delicatezza del contesto di ricerca, mancano di un approccio condiviso alla validazione delle varie proposte di intervento.
Con “bisogni educativi speciali” parliamo infatti di un termine ombrello che include una serie di disabilità sensoriali, di apprendimento (dislessia, discalculia etc etc) e comportamentali come ADHD o Disturbo dello Spettro Autistico.
Nonostante queste limitazioni, dai 15 studi selezionati, la robotica educativa emerge come un valido alleato nel promuovere l’inclusione e il coinvolgimento di studenti con stili di apprendimento diversi. L’Educational Robotics (ER) offre infatti un approccio pratico e interattivo il quale, in linea con il paradigma costruttivista, agisce da catalizzatore per potenziali diversi nell’apprendimento del pensiero computazionale e supporta l’attitudine positiva nei confronti della disciplina.
Ma concretamente cos’è l’ER?
Per ER o pedagogical robotics si intende un approccio didattico che utilizza piccoli robot come strumento didattico. Questi possono avere varie funzionalità ed essere introdotti in momenti diversi del processo di apprendimento: costruendo il robot con i kit LEGO da zero oppure introducendolo solo in una fase successiva per l’implementazione di attività svolte durante la lezione. Le applicazioni della ER possono quindi spaziare da programmazione e simulazione a problem solving e apprendimento socio-emotivo.
Confrontata con altre opzioni, come l’informatica senza computer (computer science unplugged), l’ER è un’opzione estremamente valida in quanto:
- è stato dimostrato come possa potenziare le funzioni esecutive, i processi di pianificazione dei compiti, la ricerca visuo-spaziale ed il ragionamento sia verbale che percettivo;
- supporta lo sviluppo di competenze trasversali e strategie compensatorie;
- stimola il senso di autoefficacia e l’autonomia attraverso un tipo di attività che non richiede l’intervento di un educatore, ma che fornisce feedback formativi automaticamente.
L’ER risulta sia uno strumento sia un approccio che coinvolge una serie di compiti come la decomposizione, la pianificazione e l’identificazione dell’errore i quali aiutano lo sviluppo di sottoprocessi di risoluzione dei problemi. Ad un ulteriore livello di analisi, gli studi dimostrano come l’ER possa migliorare funzioni esecutive come la pianificazione, l'autoregolazione e l'attenzione attraverso attività come progettazione, programmazione e debugging (Di Lieto, 2020). Inoltre, la didattica del pensiero computazionale con l’ER ha dimostrato di avere un impatto positivo sulle competenze socio emotive e comunicative di studenti con Disturbo dello Spettro Autistico e ADHD offrendo un ambiente strutturato per praticare queste abilità (Knight, 2019).
L'efficacia del suo utilizzo
In termini invece di utilizzo, questi strumenti offrono una significativa scalabilità ed efficace integrazione in quanto gli interventi menzionati possono essere svolti in classe favorendo un’esperienza di gruppo inclusiva in cui nessun alunno si sente escluso soprattutto perchè ER considera attentamente le caratteristiche di accessibilità e l'istruzione differenziata.
In conclusione, i risultati di questo progetto, oltre a delineare una significativa lacuna nella didattica del pensiero computazionale per i BES, suggeriscono che l’implementazione di approcci di questo tipo possa sia promuovere in maniera efficace l’inclusione sia migliorare competenze chiave e meccanismi compensativi in studenti con difficoltà.
Complessivamente, la letteratura selezionata sottolinea il potenziale di ER in questa direzione e stimola una riflessione sulla didattica inclusiva per le competenze del futuro. Immaginando quindi un futuro con una crescente domanda di professioni legate all’ambito digitale, investire nella didattica del pensiero computazionale anche per gli studenti con bisogni educativi speciali con strumenti ed interventi efficaci, potrebbe contribuire significativamente alle loro prospettive future permettendo loro di realizzare al massimo il loro potenziale.
