la copertina del testo e un antico videogioco
"Fantasmi" come metafora per navigare tra paure e potenzialità dell'Intelligenza Artificiale
Il libro di Stefano Moriggi e Mario Pireddu offre un approccio innovativo alla conoscenza dell'IA
di di Pina Debbi
Formato tascabile e appena 120 pagine per un saggio illuminante che ha la capacità di rendere accessibili concetti molto complessi, senza rinunciare al rigore scientifico e accademico. L'intelligenza artificiale e i suoi fantasmi è un testo che ogni studioso o appassionato del controverso rapporto tra umano e tecnologia dovrebbe avere nella sua biblioteca personale o, ancora meglio, nel suo zaino, pronto a consultarlo per trarne stimoli e spunti di riflessione. Il valore aggiunto del testo, che esplora il vasto panorama dell'intelligenza artificiale, con particolare attenzione alle reti generative, sta nella capacità di intrecciare diversi approcci: la speculazione filosofica e la proposta epistemologica di Stefano Moriggi e la visione sociologica di Mario Pireddu.
Partendo dal celebre quesito di Alan Turing "Le macchine possono pensare?" si spazia da Giordano Bruno a Italo Calvino, passando per Isaac Asimov, ma anche Franz Kafka e Julian Barnes per arrivare a Pac-Man, sì, proprio il videogioco. Le citazioni si dipanano lungo l'arco di un paio di secoli per approfondire l'evoluzione di quell'ampio concetto che va sotto il nome, molto abusato e spesso svuotato di significato, di "intelligenza artificiale". Il focus degli autori si sofferma inevitabilmente anche sulla capacità delle reti neurali di andare oltre l'approccio puramente biologico nell'emulare il cervello umano per dedicarsi a specifiche funzioni nei campi più disparati: dai videogiochi, alla moderazione dei social network, passando attraverso la traduzione automatica, il riconoscimento vocale, fino ad arrivare al deep learning.
Chi sono e perché i fantasmi?
Se è indubbio che il termine evocato nel titolo sia una vera e propria provocazione, oltre a richiamare il saggio di Italo Calvino, Cibernetica e Fantasmi, del 1967, va detto che dal punto di vista psicologico, cognitivo e culturale la metafora ha una ratio che chi scrive questa recensione materializza in tre direzioni.
La prima riguarda le paure, i pregiudizi e i preconcetti che spesso circondano il nostro rapporto con la tecnologia, così come l'atteggiamento opposto di chi, invece, la esalta e la propone come la soluzione delle soluzioni. Atteggiamenti che si manifestano nelle narrazioni apocalittiche o eccessivamente ottimistiche riguardo al futuro dell'IA. La proposta di Moriggi e Pireddu è quella di offrire una visione più equilibrata e critica che supera la polarizzazione umano-artificiale, optando per una co-creazione di conoscenza, esperienze e sapere, restituendo alle "macchine" generatività e creatività.
La seconda direzione è rappresentata dai "Fantasmini di Pac-Man", il videogioco di Toru Iwatani, anno 1980, apparentemente semplice ma in grado di produrre comportamenti nel gioco più imprevedibili ed efficaci, decretandone il successo. Dal punto di vista concettuale, si è dimostrato come, da una combinazione di elementi semplici e accuratamente progettati, possano emergere comportamenti ad alta complessità, oggetto di studi e ricerche sul machine learning.
La terza tipologia di fantasmi è costituita dalla black box delle reti neurali che, nell'elaborare gigantesche quantità di dati, producono risposte che neanche i loro creatori sanno spiegare esattamente come. Un aspetto che descrive la complessità di questi sistemi e anche la loro potenziale opacità, sollevando questioni etiche sul controllo e la trasparenza dell'intelligenza artificiale.
La cornice epistemologica
Moriggi, filosofo della scienza, propone una cornice epistemologica rigorosa con l'uso delle tetradi di McLuhan come strumento per analizzare l'impatto e le sfide adattive che l'IA e le reti neurali ci sottoporanno. Le tetradi, con le loro quattro domande fondamentali (Che cosa amplifica? Che cosa rende obsoleto? Che cosa recupera? Che cosa ribalta?), permettono di esaminare l'IA e le reti neurali non solo in termini di progresso tecnologico, ma anche di trasformazione culturale e sociale.
Ecco allora che l'Intelligenza Artificiale amplifica le nostre possibilità di processare infinite quantità di dati con una velocità impensabile per il cervello umano. Una capacità di calcolo che, se portata agli estremi, potrebbe ribaltare atteggiamenti di ipercontrollo che possono mettere a rischio i diritti individuali, la privacy e perfino le democrazie. L'Europa, per limitare il rischio, si è dotata dell'AI ACT, primo corpo di legge al mondo che regola l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, che, se non normata, potrebbe recuperare strumenti che rendono dunque obsoleto lo Stato di Diritto. Esempi di pillole epistemologiche che ognuno può provare a strutturare, seguendo il modello.
Mario Pireddu, esperto di sociologia dei media, attraversa le specificità dell’intelligenza artificiale e dell’intelligenza artificiale generativa, distinguendone i sottocampi e i punti critici, mantenendo sempre sullo sfondo il contesto e le pratiche sociali, sottolineando le potenzialità creative della tecnologia.
Per concludere
L'intelligenza artificiale e i suoi fantasmi è un testo che stimola il pensiero critico e offre una guida preziosa per navigare e vivere nel complesso mondo delle reti generative e dell'intelligenza artificiale. Moriggi e Pireddu riescono a bilanciare il rigore accademico con una narrazione accessibile, rendendo il libro una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere a fondo le dinamiche e le implicazioni dell'intelligenza artificiale, che, se usata con consapevolezza, può arricchire profondamente la nostra cultura e la nostra società.
Stefano Moriggi, filosofo della scienza, è professore asociato di Cittadinanza digitale e di Società e Contesti Educativi Digitali presso l'Università degli studi di Modena. È membro della McLuhan Fundation.
Mario Pireddu è professore associato di Tecnologie per la Formazione e di Apprendimento in rete e Gestione della conoscenza presso l'Università degli studi della Tuscia di Viterbo dove è anche Delegato per l'Innovazione nella Didattica.
