Imane Khelif e Southport, le ultime Fake News. Come Combattere la Disinformazione?

la copertina del testo e le fake news dell'estate

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Imane Khelif e Southport, le ultime Fake News. Come Combattere la Disinformazione?

Il testo Foolprof spiega quali sono le dinamiche della nostra mente che ci portano a credere alla false notizie e come possiamo combatterle
di di Pina Debbi
 

Il 29 luglio, in piena Olimpiade, sul quotidiano inglese The Guardian appare una notizia dal titolo: “Le pugili che hanno fallito il test di genere ai mondiali sono state ammesse a partecipare ai giochi”. Nel catenaccio si specifica che le due atlete gareggiano per l’Algeria e Taipei, che saliranno sul ring in settimana, e che tra le due, Imane Khelif, aveva accusato l’IBA (la criticatissima federazione mondiale disconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale per corruzione e per arbitraggi non ortodossi e molto vicina a Mosca con il suo presidente, l’oligarca russo Umar Kremlev) di cospirazione.

The Guardian approfondisce la vicenda e racconta che entrambe le pugili, secondo quanto rivelato dalla Tass, erano state sottoposte a un test del DNA alla vigilia delle finali nella rispettiva categoria, per le quali si erano qualificate. I risultati avrebbero dimostrato la presenza di un cromosoma XY tipico del genere maschile, senza specificare tipo di test e documentazione, ma solo un generico comunicato.

Imane Khelif e Lin You Ting

Imane Khelif e Lin You Ting sono sempre state donne, registrate all’anagrafe come tali, cresciute come donne, con un passaporto biologico che le considera appartenenti al genere femminile, nella considerazione binaria dei generi. Entrambe hanno sempre combattuto nei campionati mondiali con altre donne. Imane Khelif, nello specifico, prima delle Olimpiadi, aveva disputato 50 incontri, perdendone 13. Era stata eliminata nei quarti di finale a Tokyo dall’irlandese Kellie Anne Harrington che l’aveva sovrastata nettamente. Secondo i parametri ufficiali del CIO che sono quelli di Rio de Janeiro e Tokyo, rientrano nel pugilato femminile e possono combattere regolarmente.

Un Crimine Orrendo a Southport

Nelle stesse ore, Southport, cittadina inglese di 90.000 abitanti, è scossa da un crimine orrendo: in un centro ricreativo per l’infanzia c’è un evento di danza sulle note delle canzoni di Taylor Swift. Un diciassettenne irrompe nei locali armato di coltello, aggredendo bambini e insegnanti. Uccide tre piccole: Bebe King, 6 anni, Elsie Dot Stancombe, 7, e Alice Aguiar, 9, figlia di genitori portoghesi, ferendo altre persone, tra cui le maestre Leanne Lucas e Heidi Barlow, entrambe di 35 anni, che hanno tentato di fermare la furia infanticida del giovane.La polizia rivela diverse ore dopo l’identità dell’aggressore: è nato a Cardiff, figlio di genitori ruandesi, e cresciuto in Gran Bretagna. Dal 2013 risiede nel vicino paese di Banks.

La Narrazione

Sul web e sui social, le due notizie, portatrici entrambe di elementi di grande complessità, si trasformano in fake news, diventando virali e scatenando una vera e propria campagna di disinformazione. La vicenda di Imane Khalif si diffonde in Italia perché la pugile algerina deve incontrare la boxeur azzurra Angela Carini, che,forse condizionata dall'eco mediatica si ritirerà dal match dopo 45 secondi.

Il primo a farsi portatore di “fake news” è il ministro delle infrastrutture e trasporti Matteo Salvini, che in un tweet del 30 luglio scrive:

“Pugile trans dell’Algeria - bandito dai mondiali di boxe - può partecipare alle Olimpiadi e affronterà la nostra Angela Carini. Un’atleta messicana che l’aveva affrontata ha dichiarato ‘i suoi colpi mi hanno fatto molto male, non credo di essermi mai sentita così nei miei 13 anni da pugile, nemmeno combattendo contro sparring partner uomini’. Uno schiaffo all’etica dello sport e alla credibilità delle Olimpiadi. Basta con le follie dell’ideologia ‘woke’!”

La Strumentalizzazione Politica

La strumentalizzazione politica è immediata, con tanto di polarizzazione: da una parte il centrodestra e i quotidiani della sua area che difendono il binarismo sessuale, parlano di Imane Khelif come una transessuale – nata cioè uomo e sottopostasi a transizione per cambiare sesso, cosa che il Comitato Olimpico non permette. Una parte del centrosinistra tenta di spiegare la natura intersessuale della ragazza, la comunità LGBTQ chiede categorie specifiche e via, programmi televisivi e ore e ore di discussione, con tanto di pareri dei genetisti che ci dicono come non sia più sufficiente distinguere femminile e maschile solo attraverso il cromosoma XY. Concetto difficile da comprendere e approfondire. Nessuno di preoccupa dei sentimenti della ragazza e nessuno, con un minimo di coscienza critica, ricorda che l'Algeria è un paese che vieta l'omosessualità ed è vietata la transizione sessusale. Il padre della ragazza, nata in un villaggio povero, mostra le foto di lei bambina, i documenti, la descrive come donna tenace, determinata che nella boxe ha trovato la sua realizzazione, dopo molti mestieri umili.

Le Fake Incancellabili

Eppure Imane Khelif continua ad essere percepita come trans, nell’immaginario collettivo, così come il giovane killer di Southport resta un immigrato clandestino. La presunta mancanza di controllo sull’immigrazione scatena caos e proteste in un Inghilterra scossa da una crisi economica e dall'impoverimento del cittadino medio, dopo la Brexit, anch'essa nata da campagne di disinformazione. Ci sono decine di manifestazioni spontanee, organizzate in prevalenza da gruppi di estrema destra che provocano violenti disordini e una vera e propria caccia ai richiedenti asilo e agli immigrati. Per giorni si è assistito a manifestazioni e scontri con la polizia in una dozzina di città della Gran Bretagna, dall'Inghilterra all'Irlanda del Nord, con picchi a Belfast. È stata la prima prova di fuoco del neopremier laburista Keir Starmer che ha annunciato la linea dura.

Due fake news che hanno scosso le Olimpiadi e la Gran Bretagna. Non è questa la sede per entrare nel merito delle considerazioni e/o delle strumentalizzazioni di ogni parte politica. La descrizione dettagliata dei due eventi vuole sottolineare le dinamiche con le quali il non vero, la disinformazione, si diffonde, diventando verità incancellabile per molti.

Come difendersi allora, nella complessità del presente e nell’impossibilità di verificare ogni singola notizia nell’overdose di informazione che ci viene quotidianamente proposta dal web?

Foolproof di Sander van der Linden

Una proposta la offre il testo Foolproof di Sander van der Linden, professore di psicologia sociale all’università di Cambridge. Un'analisi approfondita e scientificamente fondata sui meccanismi psicologici e sociali che rendono le persone vulnerabili alla disinformazione. Van der Linden esplora come e perché la disinformazione si diffonde e quale impatto ha sulla società, ma offre anche strategie pratiche per rafforzare la nostra "immunità" contro le false informazioni.

Perché Crediamo alle Fake News? Il ruolo delle emozioni

Van der Linden esamina le ragioni per cui le persone credono alla disinformazione: una fake news sfrutta debolezze cognitive come i bias di conferma, ad esempio. Siamo portati a cercare e credere in informazioni che confermano tutte le nostre preesistenti convinzioni. Gli altri fattori psicologici includono l'effetto di illusione della verità, dove l'esposizione ripetuta a un'affermazione la rende più credibile, e l'effetto Dunning-Kruger, che induce le persone meno competenti a sovrastimare la loro conoscenza. Una tendenza difficile da ammettere per il singolo, che fatica ad orientarsi in un presente complesso e tende a semplificare. Le emozioni giocano un ruolo cruciale nella diffusione della disinformazione. La paura, la rabbia e l'indignazione possono rendere le informazioni false più attraenti e virali. Le persone sono più inclini a condividere contenuti che evocano forti risposte emotive, indipendentemente dalla loro veridicità. Van der Linden illustra come queste emozioni amplifichino l'impatto della disinformazione, facendo leva su preoccupazioni personali e paure collettive.

Il Digitale come Amplificatore

L'ambiente digitale, in particolare i social media, rappresenta un vero e proprio terreno fertile per la disinformazione. Algoritmi che promuovono contenuti popolari, indipendentemente dal loro essere veri o meno, e la creazione di camere dell'eco che rinforzano credenze preesistenti, contribuiscono alla rapida diffusione di informazioni false. La disinformazione non solo danneggia la percezione individuale della realtà, ma ha anche gravi implicazioni per la società. Può erodere la fiducia nelle istituzioni, polarizzare l'opinione pubblica e minacciare la democrazia. L’autore discute casi concreti come le teorie del complotto sui vaccini e la disinformazione elettorale, per illustrare, insieme a quelli citati all’inizio di questo articolo, come la disinformazione possa avere conseguenze reali e dannose.

Come Combattere la Disinformazione?

Uno degli approcci chiave che Van der Linden propone per combattere la disinformazione è il prebunking, che si basa sull'inoculazione psicologica, un processo simile alla vaccinazione. Presentando alle persone versioni "attenuate" di argomenti di disinformazione, insieme a spiegazioni su come e perché sono falsi, si può costruire una resistenza cognitiva. Questa tecnica mira a rendere gli individui più critici e meno inclini a credere in informazioni non verificate.

Educazione e Pensiero Critico

L'educazione gioca un ruolo fondamentale nella lotta alla disinformazione. Van der Linden sostiene la necessità di promuovere il pensiero critico e l'alfabetizzazione mediatica per aiutare le persone a distinguere tra fatti e falsità. Investire in programmi educativi che sviluppano competenze analitiche e la capacità di valutare fonti di informazione è essenziale per una società informata e resistente.

Responsabilità delle Piattaforme Digitali e delle Istituzioni

Il libro evidenzia l'importanza della responsabilità delle piattaforme digitali e delle istituzioni nella gestione della disinformazione. Van der Linden discute le misure che possono essere adottate dalle aziende tecnologiche per limitare la diffusione di contenuti falsi, come l'implementazione di algoritmi che privilegiano la veridicità e la collaborazione con fact-checkers. Inoltre, esplora il ruolo delle politiche pubbliche e della regolamentazione nel mantenere l'integrità dell'informazione.

Guardando al Futuro

Van der Linden guarda al futuro e alle sfide emergenti nel contrasto alla disinformazione. Con l'avvento di nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale e i deepfake, la capacità di creare e diffondere false informazioni diventa sempre più sofisticata. Il libro esamina le potenziali implicazioni di queste innovazioni e l'importanza di sviluppare strumenti e strategie per affrontare queste minacce. L’analisi del professore di psicologia sociale è completa e accessibile, unisce rigore scientifico a esempi concreti e rende il libro una risorsa preziosa per essere consapevoli e comprendere come navigare nel panorama dei media e proteggersi dalla disinformazione.