ANIMATE, Serious Game nella lotta contro il Doping

lo slogan del progetto ANIMATE

lo slogan del progetto ANIMATE

 

 

ANIMATE, Serious Game nella lotta contro il Doping

Il progetto, finanziato dalla Wada, punta al gaming per educare ai comportamenti puliti nello sport
di Martina Giorgi
 

ANIMATE, Anti-doping intervention in promoting clean sports behaviours – è uno studio longitudinale di durata triennale, iniziato a gennaio 2023. Il progetto nasce con l’obiettivo di promuovere i comportamenti sportivi “puliti” e lo fa utilizzando una piattaforma web dedicata e specifici strumenti digitali di apprendimento, tra cui lezioni sincrone, video clip, serious games che mirano ad intervenire sui meccanismi psicologici (es. variabili motivazionali e socio-cognitive) nel predire e promuovere comportamenti sportivi puliti soprattutto nelle giovani generazioni di atleti.

Il progetto

Il progetto è finanziato dalla WADA - World Anti-Doping Agency - l’agenzia che opera a livello internazionale per sviluppare, armonizzare e coordinare le regole e le politiche antidoping di tutti gli sport e i Paesi. La gestione dello studio, da un punto di vista metodologico e di analisi dei dati quali-quantitativa è affidata al team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia Sociale dell’Università “Sapienza” (Prof. Lucidi Fabio, Prof. Chirico Andrea) che coordina l’intero partenariato.

Il fenomeno del doping: un nuovo paradigma

L'uso di farmaci per il miglioramento delle prestazioni (PED - Performance Enhancing Drugs) o di metodi per migliorare le prestazioni sportive è un fenomeno diffuso, che coinvolge anche i giovani atleti. Il rapporto sulle violazioni delle regole antidoping (ADRV) redatto dalla WADA mostra che su un totale di 149.758 campioni raccolti dalle ADO – Anti-Doping Organizations –  nel 2020 e successivamente analizzati dai laboratori accreditati dalla WADA, 1.007 campioni (0,67%) sono stati segnalati come risultati analitici avversi (AAF - Adverse Analytical Findings), nuova terminologia che significa di fatto non negativi. Di questi, 672 campioni (66%) sono risultati violare le regole antidoping (ADRV) con conseguenti sanzioni (WADA, 2023).

I dati ci aiutano a comprendere che il fenomeno del doping è un problema di ampio respiro che riguarda la salute pubblica. Le dinamiche coinvolte richiamano l’etica sportiva, i valori e la cultura legati allo sport, le possibili gravi conseguenze legali, per la salute e il benessere degli atleti.

Prevenire i comportamenti "sleali"

La recente letteratura antidoping si è concentrata su approcci di prevenzione che promuovono un comportamento sportivo pulito, considerando come i valori siano indirettamente legati al comportamento e alle intenzioni “a doparsi” (Petroczi et al., 2021). Questo paradigma costruisce una vera e propria “identità” legata ai comportamenti sportivi puliti che sottolinea l'importanza di instillare valori positivi nei giovani atleti e di fatto esercita un’influenza sulle ragioni individuali che guidano il loro agire (Westaby, 2005). Inoltre, una consolidata meta-analisi scientifica ha rivelato che i più forti predittori psicologici del doping sono i costrutti socio-cognitivi, come la motivazione e l'autoefficacia (Ntoumanis et al., 2014). Per questo motivo, per aumentare l'efficacia degli interventi educativi e prevenire le decisioni o le intenzioni comportamentali legate all'abuso di sostanze dopanti è comprendere i fattori psicologici associati al doping (Lucidi et al., 2008; Mallia et al., 2013; Barkoukis et al., 2011).

Con lo studio è stata implementata un'analisi quantitativa (un'indagine di screening sugli atleti) proprio per indagare le variabili socio-cognitive (come motivazione, autoefficacia, disimpegno morale) correlate ai comportamenti puliti degli atleti. I dati sono stati analizzati con la path analysis e i risultati hanno mostrato che tra tutti i predittori sull'intenzione al doping (identità morale, disimpegno morale, atteggiamenti verso il doping ed autoefficacia), gli atteggiamenti e l'autoefficacia mostrano gli effetti più forti (β = .47 p = < .001; β = -.01 p = .335 rispettivamente). Inoltre, l'identità morale ha mostrato un effetto indiretto significativo sulle intenzioni attraverso la mediazione degli atteggiamenti verso il doping (β = -.09 p= .47).

Cosa dicono i giovani atleti

Fra i metodi qualitativi utilizzati sono stati condotti dei focus group in cui alcuni giovani atleti di atletica si sono confrontati su: i valori sportivi e personali, il posizionamento del doping nei sistemi di valori personali e della società, i cambiamenti nei valori nel tempo e tra le situazioni.

I valori ricorrenti identificati che li guidano nello sport e nella vita personale sono disciplina, rispetto, socializzazione, onestà, sacrificio, tenacia, coerenza e rispetto verso compagni di squadra, avversari e allenatori. E pensano che questi valori si applichino allo sport, così come alla vita personale e viceversa. In particolare, spiegano come la pratica sportiva li abbia aiutati a trasferire valori specifici nella loro vita personale (ad esempio, la gestione dell'ansia pre-esame, la preparazione di un esame, ecc.).

Inoltre, i giovani atleti hanno riflettuto sulle proprie esperienze e su come questi valori non siano cambiati nel tempo, ma siano aumentati di intensità. Pertanto, in alcuni casi, la priorità che davano esclusivamente allo sport e all'allenamento è cambiata oggi perché c'è spazio e voglia di coltivare interessi diversi, soprattutto nella costruzione della propria vita scolastica e professionale. Secondo la loro opinione i valori sportivi sono una caratteristica dell'atleta molto difficile da cambiare nel tempo, poiché sono profondamente radicati nell'identità dell'individuo.

Successivamente, sono emerse anche alcune riflessioni relative al doping, che riguardano più che altro il modo in cui l'ambiente che circonda gli atleti d'élite e il sistema ambiente che circonda gli atleti d'élite e il sistema in cui sono inseriti, legato alla loro fragilità (come ad esempio, bassa autostima), possano farli “crollare”.

Animate Serious Game

Gli aspetti emersi dai focus group così come dall’indagine di screening sono stati utilizzati per sviluppare il serious game e costruire lo storyboard, tenendo presente i meccanismi psicologici e i valori chiave associati a un comportamento sportivo “pulito”. Infatti, il serious game simula situazioni di vita reale, educando gli utenti a riconoscere i meccanismi psicologici alla base dei comportamenti sportivi puliti. La storia si svolge in cinque ambienti: la camera da letto di Dario (il protagonista), la cucina di casa sua, lo spogliatoio, la pista dove si svolgono le gare e il parco dove il protagonista si incontra con gli amici nel tempo libero. Essi contengono oggetti cliccabili che presentano informazioni utili alla trama della storia (tabelle di allenamento, giornali e altro). Le variabili analizzate (autoefficacia, atteggiamenti, intenzioni comportamentali, disimpegno morale) sono “mascherate” all'interno del gioco attraverso domande multiple (almeno 3) e a ogni scelta sono associati determinati punteggi.

i protagonisti

L'efficacia dell'intervento sarà valutata attraverso un confronto tra i dati pre-intervento e quelli post-intervento, tenendo conto anche dei punteggi espressi all'interno del gioco.

dove si gioca

Riassumendo, i risultati corrispondono alla prima fase del progetto, un’altra ampia fase di raccolta dati si sta svolgendo in Francia dove a breve saranno programmati gli interventi con gli atleti e l’utilizzo del serious game così come in Italia.

gli strumenti
la comunicazione

Approcci educativi con l’utilizzo di strumenti di apprendimento digitali, come il serious game Animate, possono essere considerati un nuovo approccio diverso e innovativo nella promozione dell’identità pulita dell’atleta, in quanto coinvolgono attivamente gli utenti, li educano e li ispirano ad abbracciare un comportamento pulito ed etico nel mondo dello sport.

References

Ajzen, I. (1991). The theory of planned behavior. Organizational behavior and human decision processes, 50(2), 179-211.

Bandura, A. (2001). Social cognitive theory: An agentic perspective. Annual review of psychology, 52(1), 1-26.

Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2012). Self-determination theory. Handbook of theories of social psychology, 1(20), 416-436.

Lucidi, F., Zelli, A., Mallia, L., Grano, C., Russo, P. M., & Violani, C. (2008). The social-cognitive mechanisms regulating adolescents' use of doping substances. Journal of sports sciences, 26(5), 447- 456.

Mallia, L., Lucidi, F., Zelli, A., & Violani, C. (2013). Doping attitudes and the use of legal and illegal performance-enhancing substances among Italian adolescents. Journal of Child & Adolescent Substance Abuse, 22(3), 179-190.

Ntoumanis, N., Ng, J. Y., Barkoukis, V., & Backhouse, S. (2014). Personal and psychosocial predictors of doping use in physical activity settings: a meta-analysis. Sports medicine, 44, 1603- 1624.

Petroczi, A., Heyes, A., Thrower, S. N., Martinelli, L. A., Backhouse, S. H., Boardley, I. D., & Respect Consortium. (2021). Understanding and building clean (er) sport together: communitybased participatory research with elite athletes and anti-doping organisations from five European countries. Psychology of sport and exercise, 55, 101932.

WADA (May 2023). World Anti-Doping Program. 2020 Anti-Doping Rule Violation (ADRV) Report.

Westaby, J. D. (2005). Behavioral reasoning theory: Identifying new linkages underlying intentions and behavior. Organizational behavior and human decision processes, 98(2), 97-120.