L'alba dei dottorati AFAM, a vele spiegate verso la ricerca artistica

L'alba dei dottorati AFAM

L'alba dei dottorati AFAM

 

L'alba dei dottorati AFAM, a vele spiegate verso la ricerca artistica

I dottorati di ricerca AFAM sono ora una realtà anche in Italia.

di Federico Maiocco
 

Quando si parla di arte, l'uso dei numeri ha sempre un che di riduttivo, come se il gesto artistico risultasse ingabbiato da una logica che non gli appartiene. Tuttavia, se il tema riguarda i dottorati delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), oggi sono proprio i numeri a conferire al mondo dell'arte in Italia un senso di libertà, poiché spezzano, dopo decenni di attesa, quello "zero" che lo cingeva in un abbraccio soffocante. Attesi, annunciati, finanziati, progettati: i dottorati di ricerca AFAM sono ora una realtà anche in Italia.

Una visione d'insieme ricca di sfumature

L'occasione di avere una prima visione d'insieme arriva dalla mappatura fornita dalla professoressa Marilena Maniaci del Consiglio Direttivo ANVUR il 17 dicembre alla Rete dei Nuclei di Valutazione delle Istituzioni AFAM, durante un incontro online il cui tema era la "sfida della qualità" per i nascenti dottorati di ricerca.

Nel totale dei 62 corsi attivati, si nota come praticamente tutte le diverse tipologie di Istituzioni che compongono l'universo AFAM abbiano accettato la sfida: 35 conservatori, 21 accademie di belle arti tra statali e legalmente riconosciute, 3 istituzioni artistiche, 2 Istituti Superiori per le Industrie Artistiche (ISIA) e l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica.

Se circa la metà dei corsi (32) è stato affrontato singolarmente dalle AFAM e un quarto (15) in forma di aggregazioni tra AFAM, nell'elenco sono presenti numerosi dottorati in partenariato con imprese, università, pubblica amministrazione e enti di ricerca. Scorrendo i dati rilevanti, spiccano le 330 borse in prima assegnazione, i 10 corsi di dottorato industriali e la formazione di 2 dottorati a valenza nazionale.

Una rotta comune in un mare di temi

Dalla conservazione del patrimonio culturale alle nuove tecnologie, dalle arti performative al management, dalla didattica al design: ogni sfaccettatura del mondo artistico sembra essere rappresentata tra le tematiche dei curricula. Anche se li si ricondurrà a macroaree d'intervento, la varietà dei temi di ricerca rimanda a una visione globale, con uno spettro così ricco di sfumature da rendere difficile tracciare linee e confini. Ciò che si può tracciare, invece, è una rotta comune, seguendo alcuni punti fermi come le nuove tecnologie, l'internazionalizzazione, la riconoscibilità dei valori e la prospettiva occupazionale. D'altronde, per le istituzioni AFAM, quello dei dottorati di ricerca è un viaggio che inizia ora, e individuare una rotta comune sin da subito è già un risultato.

Una svolta epocale e un viaggio epico

La "svolta epocale", definizione spesso usata nel mondo AFAM per commentare l'istituzione dei dottorati, è ora movimento e azione. Un viaggio che i numeri dipingono come epico, anche solo per la varietà dei protagonisti. Anche la narrazione più vasta e corale, per essere vissuta e compresa, deve passare da una visione dall'alto e d'insieme a una più focalizzata e personale, dando voce ai singoli protagonisti. Così, nell'incontro indetto dall'ANVUR, hanno preso la parola i rappresentanti di diverse realtà: i 2 dottorati nazionali, quello industriale dell'ISIA di Roma e quello prettamente artistico "Siena Jazz".

I DIN targati AFAM

11 accademie, 11 conservatori, numerose imprese e fondazioni culturali si sono uniti sotto la guida dell'Accademia di Belle Arti di Napoli nel più vasto dei due DIN, che già dal nome riflette l'ampiezza dei temi di ricerca: Visual Arts, Performing Arts, New Media, New Technologies, Music & cultural heritage. 58 i posti resi disponibili dal bando, selezionati anche in funzione degli obiettivi prioritari che si sintetizzano nelle 3 parole chiave: network, interdisciplinarità e internazionalizzazione. "Ridurre la frammentazione", "creare un ponte tra ricerca accademica e industriale" e l'obiettivo di entrare nella rete degli European Doctoral Network sono aspetti sottolineati dai professori Pier Luigi Ciapparelli e Giuseppe Gaeta, che hanno ribadito come la nascita dei dottorati AFAM rappresenti una straordinaria opportunità per sanare la frattura tra il mondo della scienza e quello delle arti, e vincere la contemporanea sfida della complessità.

Il network e l'organizzazione di eventi complessi in rete uniscono negli intenti i due dottorati nazionali, essendo, nelle parole del professor Paolo Troncon la prima spinta che ha portato il Conservatorio di Castelfranco Veneto a mettersi capofila del Dottorato in Artistic Research on Musical Heritage. Sotto questo titolo comune si sono uniti 17 conservatori distribuiti in tutta Italia, caratterizzati dal fatto di essere istituti di piccole e medie dimensioni, scelta voluta per valorizzare la qualità espressa, a prescindere dalla collocazione e dai numeri. Tra i numeri, spicca la percentuale dei posti senza borsa: 14 su 58 totali.

Vecchi problemi e nuove sfide per una politica del sorriso

La sfida della qualità è stata al centro dell'incontro del 17 dicembre dell'ANVUR, che ha esposto, nell'intervento del dottor Marco Malgarini, tutti gli strumenti pensati e messi in atto per la valutazione della ricerca, che hanno dovuto bilanciare le specificità degli istituti AFAM con la necessità di integrazione con il mondo universitario. "Epocale" ritorna per definire l'anno 2024 anche nelle parole della professoressa Giovanna Cassese, Presidente del CNAM (Consiglio Nazionale dell'Alta Formazione Artistica e Musicale), sia per la nascita dei dottorati AFAM, sia per i regolamenti che guardano all'autonomia delle istituzioni e all'allineamento con il mondo universitario, anche in ottica di reclutamento.

Nel generale clima entusiasta e propositivo, restano ancora sospese vecchie questioni, in particolare la mancanza di linee guida che permettano di definire in modo chiaro i concetti di ricerca e di qualità legati al comparto AFAM. Così come abbiamo aperto parlando di numeri a proposito d'arte, chiudiamo con la sola apparente contraddizione della richiesta di regole e parametri che proviene da chi, nell'immaginario comune, cerca di fuggirli e superarli.