CSEDU 2025, Diario di bordo: Educazione e IA, istruzioni per un futuro critico

Lydia Zampolini a CSEDU

Lydia Zampolini a CSEDU 2025

 

 

CSEDU 2025, Diario di bordo: Educazione e IA, istruzioni per un futuro critico

A CSEDU 2025 si è discusso di come l’innovazione tecnologica in educazione non può prescindere da una riflessione culturale e pedagogica. Progettare educazione con l’IA significa ridefinire le condizioni del pensiero.
di Lydia Zampolini
 

(Riflessioni da un congresso tra innovazione, etica e progetto educativo)

“LEARNING IS NOT ONLY ABOUT KNOWLEDGE ACQUISITION, AND EDUCATION IS NOT ONLY ABOUT LEARNING.”

La formazione di un dottorando è ricca e sfaccettata: tra i tanti impegni che ne scandiscono il percorso, la partecipazione a convegni – nazionali e internazionali – rappresenta un momento fondamentale per ampliare lo sguardo, confrontarsi con altri ricercatori, trovare connessioni e generare nuovi interrogativi.

Come dottoranda LESDIT sono stata a Porto dall’1 al 3 aprile per partecipare a CSEDU2025, un congresso internazionale che, ogni anno, riuscire ricercatori e professionisti del settore educativo, per discutere di strumenti, ambienti e strategie di apprendimento supportati dalla tecnologia.

L’obiettivo principale del congresso è offrire una panoramica delle tecnologie attuali e delle tendenze emergenti, promuovendo una riflessione critica sul potenziale educativo degli strumenti digitali, sia in ambito accademico che aziendale. Il programma ha accolto paper di ricerca, studi di caso, strumenti e prototipi, presentati attraverso keynote, sessioni parallele e presentazione di poster.

Come sono strutturati I congressi?

Per chi non ha mai partecipato a un congresso, lo si può immaginare come una grande occasione di incontro e scambio: per alcuni giorni, ricercatori da tutto il mondo si ritrovano per discutere, confrontarsi e costruire reti di conoscenza.

Le giornate si articolano principalmente in sessioni parallele e keynote.

  • Le sessioni parallele sono momenti in cui i ricercatori presentano le proprie ricerche e discutono con i presenti. Sono organizzate per aree tematiche o interessi disciplinari e permettono ai partecipanti di scegliere i lavori più affini al proprio background o ai propri interrogativi di ricerca.
  • Le keynote sono sessioni plenarie affidate a relatori di spicco che tracciano il file rouge dell’evento. Introducono i temi principali, ispirano e offrono una visione d’insieme, stabilendo il tono generale del congresso.

Keynote: visioni, sfide e provocazioni

Tre keynote hanno scandito i momenti plenari del congresso, offrendo spunti e visioni profondamente intrecciati tra etica, trasformazione educativa e intelligenza artificiale:

1. “Eruditi illetterati”: una sfida etica

Fernando Moreira (Universidade Portucalense) ha aperto il congresso con un intervento provocatorio e stimolante intitolato “AI Ethics in Education: Confronting the Rise of Erudite Illiterates”. Il suo discorso ha posto l’accento sui rischi di un uso non critico dell’intelligenza artificiale in ambito educativo, evidenziando il pericolo che le nuove tecnologie producano individui informati, ma incapaci di analizzare, valutare o mettere in discussione ciò che apprendono: i cosiddetti “eruditi illetterati”.

Moreira ha evidenziato tre concetti importanti: pensiero critico, scetticismo e pigrizia metacognitiva.

L’importanza del pensiero critico è da tempo al centro del dibattito educativo, ma diventa oggi ancora più urgente. Non si tratta solo di un atteggiamento, ma di una competenza che si costruisce nel tempo e che si fonda sulla disponibilità di conoscenze e abilità consolidate nella memoria a lungo termine. Sono queste che permettono a un esperto di dominio di riconoscere rapidamente quando qualcosa è sbagliato e di spiegare perché lo sia. Per uno studente alle prime armi, però, questo tipo di discernimento non è affatto scontato.

È qui che entra in gioco lo scetticismo, definito da Moreira come “il cugino del pensiero critico”: un atteggiamento prezioso soprattutto nell’interazione con i modelli linguistici generativi (LLM). Se il pensiero critico permette di spiegare il perché, lo scetticismo alimenta quel “sospetto sano” che ci spinge a non fidarci ciecamente delle risposte, a porci domande, nutrire dubbi e verificare la veridicità delle informazioni ricevute.

Infine, Moreira ha introdotto il concetto di pigrizia metacognitiva: la tendenza – sempre più diffusa, tra studenti ma non solo – ad affidare all’IA non solo il lavoro cognitivo, ma anche quello metacognitivo, ovvero il “pensare su come si pensa”. Se rinunciamo a monitorare, riflettere e valutare, cosa resta del processo di apprendimento?

L’urgenza, allora, è quella di sviluppare un approccio equilibrato, che sappia sfruttare le potenzialità dell’IA senza smarrire l’importanza del pensiero critico, della metacognizione e dell’alfabetizzazione riflessiva. Le domande sollevate restano aperte e rappresentano una sfida collettiva: come garantire che l’innovazione non si traduca in una semplificazione eccessiva del sapere, ma contribuisca a formare menti capaci di navigare criticamente in un mare di informazioni?

2. Microcredenziali e modularità: una sfida strutturale

Il secondo keynote, affidato a Carlos Delgado, si è aperto con un intervento dal titolo “Smaller and Smarter: Trends in Education”, in cui ha offerto una visione lucida e pragmatica del futuro dell’educazione, attraversato da due grandi correnti trasformative: l’integrazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale Generativa e l’ascesa delle microcredentials.

Due fenomeni apparentemente distinti, ma accomunati da una medesima tensione: personalizzazione, modularità ed efficienza.

Delgado ha mostrato con esempi concreti come l’IA generativa stia rivoluzionando la produzione di contenuti educativi, ironizzando anche sulla difficoltà di restare aggiornati con le nuove uscite tecnologiche. Il caso del suo MOOC, registrato una sola volta in spagnolo e poi riprodotto in tre lingue diverse grazie a strumenti di lipsync, apre scenari affascinanti: accessibilità globale, scalabilità dell’offerta formativa e abbattimento delle barriere linguistiche e logistiche.

Ma dove ci collochiamo noi?

La provocazione centrale è chiara: se gli strumenti diventano sempre più “esperti” nella generazione automatica di testi, contenuti, musica e immagini – come apprendisti digitali – qual è, allora, il ruolo dell’educatore, del formatore, dello studente? La risposta di Delgado rimanda alla centralità delle capacità umane: supervisionare, valutare, selezionare. Ancora una volta, il pensiero critico torna a essere il perno della riflessione.

Il secondo asse del suo intervento riguarda la trasformazione del paradigma educativo tradizionale attraverso l’introduzione delle microcredentials: percorsi brevi, focalizzati e certificati digitalmente, all’interno di sistemi di open badges. Di fronte a un’intelligenza artificiale che sta impattando ogni settore, è sempre più necessario andare oltre le strutture formative tradizionali, riflettendo su forme di apprendimento “just-in-time”, finalizzate al re/up-skilling, capaci di garantire aggiornamento rapido, flessibile e multidisciplinare.

L’intervento di Delgado mette in luce con chiarezza e ottimismo le potenzialità dell’IA e delle microcredentials, ma non si sottrae a una riflessione più profonda. La questione centrale riguarda il senso della formazione: come mantenere coesione, significato e umanità in un’educazione che si fa sempre più efficiente, modulare e automatizzata?

3. Dai “pappagalli stocastici” ai partner sinergici: una sfida pedagogica

L’ultimo intervento è stato quello di Mutlu Cukurova (UCL Knowledge Lab), con il keynote “From Stochastic Parrots to Synergistic Partners”, che si distingue per una visione pedagogica profonda e radicale dell’intelligenza artificiale. Una prospettiva che sposta il baricentro del dibattito dall’efficienza tecnologica alla trasformazione educativa.

L’IA non è concepita come un semplice strumento da utilizzare, ma come un partner strategico nella progettazione dell’apprendimento umano, inserito in un ecosistema ibrido e umanocentrico.

Non si tratta di “fare didattica con l’IA”, ma di ripensare la didattica in un contesto in cui l’IA è parte integrante dell’ambiente di apprendimento. Ciò implica un cambiamento profondo nei presupposti pedagogici, a partire da una visione socio-costruttivista, che concepisce l’apprendimento come un processo sociale e relazionale.

In questa visione, la tecnologia non è l’assistente dell’insegnante, né l’insegnante dello studente, ma parte di una rete che sostiene il dialogo, la riflessione, il feedback e l’apprendimento distribuito.

Il messaggio di Cukurova è potente e si sintetizza nella frase che apre questa edizione della nostra newsletter:

“Learning is not only about knowledge acquisition, and education is not only about learning.”

Non si tratta di adattare l’educazione all’intelligenza artificiale, ma di progettare l’IA a partire dalle scienze dell’apprendimento, per costruire un’educazione più umana, equa e trasformativa, che restituisca valore alla complessità dell’esperienza educativa.

Il valore delle sessioni parallele

Le sessioni parallele, quindi, frammentano il congresso in micro-eventi specializzati, moltiplicando le possibilità di approfondimento, dialogo e confronto.

Svolgono una funzione cruciale, rappresentandone il cuore operativo e sperimentale:

·  Approfondiscono temi specifici;

·  Offrono scelta e personalizzazione del percorso;

·  Danno spazio a un numero maggiore di relatori;

·  Favoriscono discussioni mirate con pubblici competenti.

Le sessioni di CSEDU hanno messo in luce una tensione non ancora risolta: quale ruolo ha l’intelligenza artificiale nei vari livelli dei processi educativi? quanto spazio vogliamo (e possiamo) affidare all’algoritmo? Come si può innovare senza perdere l’essenza educativa della relazione, della riflessione e del senso?

È proprio in una di queste sessioni parallele che ho presentato il mio contributo, una ricerca frutto di una collaborazione tra INDIRE e CNR/ITD, volta a valorizzare le Piccole Scuole attraverso l’uso dell’Intelligenza artificiale.

In una sala piena di ricercatori internazionali, e presieduta da Blaženka Divjak, professoressa ordinaria di Matematica e consulente scientifico in Scienze dell’Informazione presso l’Università di Zagabria, già ministro dell’Istruzione della Croazia dal 2017 al 2020, ho presentato lo studio condotto insieme al gruppo di ricerca composto da Jose Mangione, Francesca De Santis e Manuel Gentile.

Abbiamo esplorato il ruolo trasformativo dell’IA nelle scuole piccole e rurali, combinando una revisione sistematica della letteratura con un workshop partecipativo condotto con insegnanti italiani. La ricerca mette in luce le sfide strutturali di questi contesti (pluriclassi, isolamento, turnover dei docenti) e propone soluzioni co-progettate tramite l’uso di card tecnologia. Il risultato è una mappa di strategie AI-driven contestualizzate, che riconosce nelle piccole scuole laboratori ideali per l’innovazione educativa, con potenziale di scalabilità e replicabilità a livello nazionale e internazionale.

Conclusione: un’educazione che pensa

A CSEDU 2025 si è discusso di come l’innovazione tecnologica in educazione non può prescindere da una riflessione culturale e pedagogica. Progettare educazione con l’IA significa ridefinire le condizioni del pensiero, della partecipazione e dell’etica nei contesti formativi. La sfida non è solo imparare a usare l’intelligenza artificiale. La vera sfida è insegnare e apprendere a pensarla, a progettarla e a viverla criticamente.

La ricerca non si muove senza il confronto con altri ricercatori e non può prescindere dalla partecipazione in questi contesti.

Si torna a casa con soluzioni, che non sono soluzioni chiuse, ma mappe e stimoli per orientarci in un panorama che cambia e che, chi fa ricerca educativa, ha la responsabilità di leggere e contribuire a modellare.

Come promuovere pensiero critico? L’IA è un nostro partner strategico/apprendista personale, o creerà una serie di illetterati eruditi? Qual è la trasformazione del mondo educativo e come possiamo noi governare questa trasformazione? sSrà una continua corsa al migliore sistema di Intelligenza Artificiale, o il mondo dell’educazione riuscirà a dare forma ad una riflessione fortemente fondata pedagogicamente?

Il mondo LESDIT continua ad interrogarsi su questi temi e ad aggiungere i propri mattoncini al complessomosaico della ricerca.

Bibliografia:

Nell’ottica in cui la ricerca è una continua costruzione di conoscenza, vi rimandiamo ai temi che abbiamo già trattato nelle edizioni passate della nostra newsletter:

-       Skills e microcredential: https://www.linkedin.com/pulse/skill-microcredenziali-e-ai-cos%C3%AC-edunext-9qgjf/

-       Una prospettiva su IA e future dell’apprendimento: https://www.linkedin.com/pulse/ia-generativa-transdisciplinarit%C3%A0-e-mwitf/

-       IA e piccolo scuole: https://www.linkedin.com/pulse/scenari-futuri-per-le-piccole-scuole-l5fkf/

-       Il sito del congresso: https://csedu.scitevents.org/

-       Il mio contributo: https://www.insticc.org/node/TechnicalProgram/csedu/2025/presentationDetails/134100