L'Università domani: alleanza con le imprese, competenze e impatto sociale

Un momento del convegno di Roma

Un momento del convegno di Roma

 

 

L'Università domani: alleanza con le imprese, competenze e impatto sociale

Università e Pubblica Amministrazione: un confronto costruire un ecosistema della formazione che non sia solo trasmissione di saperi, ma leva per lo sviluppo
di Alice Pierluigi
 

Quando pensiamo all’università, l’immagine che ci viene in mente oscilla ancora tra due estremi: da un lato, un mondo della conoscenza in fermento, ricco di potenzialità, dall’altro, un sistema percepito talvolta come autoreferenziale o distante dalle sfide concrete del mondo del lavoro e dell’innovazione. Ma oggi, per fortuna, si inizia ad avvertira un cambiamento, questa dicotomia è sempre meno attuale. Stanno emergendo con forza nuove idee di università, di formazione e di competenze.

È questa visione che ha guidato molte delle riflessioni emerse dal FORUM PA, tenutosi dal 19 al 21 maggio al Palazzo dei Congressi di Roma. Il tema di quest’anno, “Verso una PA aumentata. Persone, tecnologie, relazioni”, può (e deve) essere letto anche in chiave universitaria, perché il potenziamento del settore pubblico passa inevitabilmente attraverso un sistema educativo e formativo in grado di anticipare il cambiamento e formare cittadini e professionisti preparati ad affrontarlo.

In particolare, durante la tavola rotonda del 20 maggio, moderata da Claudia Bellini, docente di Pedagogia e Didattica sperimentale dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e intitolata “Sinergie per innovare. Formazione continua e nuove competenze per lo sviluppo del Paese”, aziende, istituzioni e università si sono confrontate su un tema cruciale: come costruire un ecosistema della formazione che non sia solo trasmissione di saperi, ma leva strategica per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.

Un’istituzione in grado di formare competenze avanzate, di dialogare con le imprese, di co-progettare soluzioni con la società.

La formazione con e per le aziende

Secondo Donatella Proto, Dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, “l’ossatura economica del Paese” – rappresentata dalle piccole e medie imprese (PMI) – spesso fatica ad affrontare la twin transition, la trasformazione digitale e green, per via della mancanza di competenze e figure professionali adeguate. Per questo, la formazione universitaria deve sapersi connettere in modo più diretto e sistemico con i fabbisogni concreti del tessuto produttivo.

Pur disponendo di numerose tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, è essenziale che il loro utilizzo sia accompagnato da conoscenze, competenze e consapevolezza. L’IA è, infatti, solo la punta dell’iceberg di una trasformazione ben più ampia, che investe anche il mercato del lavoro. In particolare, il divario tra le competenze richieste e quelle disponibili, il cosiddetto skills mismatch, richiede programmi mirati di aggiornamento e riqualificazione.

Per colmare questo divario, sono stati attivati i Competence Center. I Centri di Competenza ad alta specializzazione sono poli pubblico-privati nati per supportare le imprese, soprattutto le PMI, nell’adozione delle tecnologie avanzate dell’Industria 4.0, offrendo orientamento, formazione e supporto per progetti di innovazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Oggi sono otto in tutta Italia e rappresentano un punto di riferimento strategico per favorire l’innovazione e la competitività del sistema produttivo.

Tuttavia, come sottolinea la dott.ssa Proto, il successo di questa missione dipende anche da un’alleanza strutturata con il mondo accademico e da incentivi concreti alla formazione, intesa non solo come acquisizione iniziale di competenze, ma anche come reskilling e upskilling dei lavoratori, anche di quelli già presenti nelle imprese o nelle pubbliche amministrazioni.

Competere: andare insieme nella stessa (giusta) direzione

Nel linguaggio comune, il termine competere è spesso associato al conflitto o alle gare, ma la sua radice etimologica racconta tutt’altra storia: competere significa “andare insieme”, “muoversi verso una meta comune”.

Lo ricorda Sergio Diretti, Direttore delle Azioni Strategiche e Speciali di Lepida, a partire da un contesto molto concreto: quello delle pubbliche amministrazioni locali (il plurale è d’obbligo!). Infatti, in Italia, parlare di Pubblica Amministrazione al singolare risulta fuorviante, perché, nella realtà dei fatti, si tratta di tanti enti diversi che a volte faticano a comunicare tra loro.

Eppure, nonostante le differenze di scala, territorio e risorse, esiste un filo rosso che le lega: la necessità di camminare insieme per affrontare sfide complesse, che nessun ente, istituzione o singolo cittadino può risolvere da solo.

È su questo principio che si fondano, ad esempio, le comunità tematiche, una forma di comunità di pratica nate in Emilia-Romagna: veri e propri spazi collaborativi tra enti pubblici, costruiti per affrontare in modo condiviso temi cruciali per il territorio — dalla transizione digitale alla sanità, dalla mobilità alla sostenibilità. L’obiettivo è mettere in circolo esperienze, soluzioni e saperi e, soprattutto, dare risposte concrete alle domande reali dei cittadini e delle imprese.

E questo principio vale anche per il mondo della formazione: solo attraverso un lavoro congiunto tra università, enti pubblici e imprese è possibile affrontare le sfide complesse che ci attendono, dalla transizione ecologica alla rivoluzione digitale, fino al ripensamento dell’organizzazione del lavoro. In questo quadro, le università possono e devono giocare un ruolo chiave: non solo come erogatrici di conoscenza, ma come catalizzatori di innovazione sociale, culturale e tecnologica.

Misurare per crescere: l’università e la misurazione delle competenze

La definizione e lo sviluppo delle competenze non è più un tema riservato solo al mondo del lavoro. Anche la pubblica amministrazione e l’università oggi sono chiamate a misurare l’impatto reale dei percorsi formativi, a promuovere una didattica basata su competenze soft e hard.

Così la definizione e lo sviluppo delle competenze diventano elementi centrali. In questo senso, l’esperienza della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) – che, ispirandosi alle linee guida dell’OCSE, ha mappato le competenze chiave per il management pubblico – rappresenta un esempio interessante anche per il mondo accademico.

Modelli di assessment, indicatori comportamentali, framework di competenze trasversali: strumenti simili potrebbero essere adottati (e in parte lo sono già) anche nei contesti universitari per migliorare l’efficacia dei percorsi di studio e accompagnare la crescita professionale degli studenti.

EDUNEXT: un nuovo paradigma per l’università italiana

Il progetto EDUNEXT rappresenta forse il segnale più forte della trasformazione in atto nel sistema universitario. Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, EDUNEXT mira a costruire un ecosistema formativo avanzato, inclusivo, accessibile e allineato alle esigenze della società contemporanea.

Tra le iniziative più significative: lo sviluppo di corsi di laurea, master e MOOCs su temi strategici come cittadinanza digitale, data literacy, intelligenza artificiale e sostenibilità; la creazione di una Educational Content Library aperta e condivisa; e una vasta offerta di formazione per i docenti universitari e del personale tecnico-amministrativo.

L’evento EDUNEXT del 9 e 10 giugno ad Ancona, dedicato all’uso dell’IA nella didattica, sarà un momento cruciale per condividere buone pratiche e sperimentare approcci innovativi. Non solo teoria, ma workshop, confronto e co-progettazione. L’obiettivo è chiaro: costruire insieme, in due giornate di confronto e sperimentazione, una visione condivisa dell’innovazione accademica.

Verso un'università "aumentata"

FORUM PA ha restituito un’immagine dell’università che evolve, che si connette, che sperimenta. Un’università che non si limita a “formare”, ma che trasforma: sé stessa, i suoi studenti e il sistema-Paese. La sfida delle competenze non è solo quantitativa, ma culturale: richiede alleanze solide, un ascolto attento delle esigenze sociali ed economiche e una visione condivisa di futuro. Perché innovare davvero, oggi, significa educare al cambiamento e costruire insieme una conoscenza che non sia mai fine a sé stessa, ma motore di impatto reale.