Immagine dal sito Indire
IDeAL. Progettare per attivare pensiero, riflessione e competenze trasversali
IDeAL – Iterative Design for Active Learning, una metodologia didattica nata da un processo di ricerca sul campo per accompagnare i docenti in percorsi di sviluppo di competenze trasversali e di un apprendimento profondo e riflessivo.
di Pina Debbi
Con un punto di vista lontano dalla teoria pura e partendo dal basso, dai bisogni reali, quando entra in aula, ogni docente porta con sé un’intenzione, un disegno, un’ipotesi, il suo percorso didattico. Trasformare quell’intenzione in un’esperienza di apprendimento significativa è un’impresa tutt’altro che scontata. E molto spesso, se di mezzo c'è anche la tecnologia (il Covid ci ha dimostrato tutti i possibili gap di cui non eravamo pienamente consapevoli) diventa ancora più evidente la necessità di metodo, visione e di una cassetta degli attrezzi all'altezza e ben interiorizzata.
Ma soprattutto dovrebbe essere chiaro ciò chesi vuole sviluppare negli studenti e di riflesso negli stessi educatori e ricercatori. Come dottoranda, piuttosto avanti con l'età e nello stesso tempo come docente occasionale (sono stata cultore della materia e ho insegnato e insegno, non per professione, giornalismo e comunicazione) mi sono chiesta più volte perchè la lezione frontale continui ad essere ancora oggi la modalità prevalente, senza spesso tener conto di quanto la neuroscienza e la psicologia cognitiva ci raccontano, con tanto di evidenze scientifiche, sui limiti e le dinamiche dell'attenzione e della memoria. E quanto, invece, l'interazione, la partecipazione attiva, l'utilizzo ben strutturato delle tecnologie, oltre che a garantire engagement, aiutino a sviluppare quelle competenze trasversali indispensabili per navigare un presente sempre più complesso. Ma... e c'è un ma: non si può prescindere da metodo e progettazione.
INDIRE E IDeAL, evidenza scientifica e azione
È in questa direzione e su questo sfondo che che prende forma IDeAL – Iterative Design for Active Learning, una metodologia didattica nata da un processo di ricerca sul campo, progettata per accompagnare i docenti in percorsi di insegnamento-apprendimento orientati allo sviluppo di competenze trasversali e di un apprendimento profondo, autentico e riflessivo. È stato molto istruttivo e interessante ricominciare il nostro secondo anno di dottorato LESDIT PhD Learning Sciences and Digital Technologies con questo approccio formativo, e con la lezione di Jessica Niewint Gori e Sara Mori di Indire. IDeAL non è un modello chiuso, né una griglia prescrittiva. È piuttosto una sceneggiatura aperta, un framework di progettazione che si ispira ai paradigmi del design thinking, ai riferimenti dell’evidence-based education, alle riflessioni delle neuroscienze cognitive e all’approccio hands-on dell’apprendimento attivo. Forse ho un poì esagerato con gli inglesismi (hands on in italiano tradotto alla lettera sarebbe mani in pasta ed evoca bel altro, ma sono metodi che ognuno di noi dottorandi di scienze dell'apprendimento conosciamo (dovremmo conoscere) bene, lo faccio solo per sintetizzare e per far comprendere le due ore dense, concrete, attraversate da parole chiave come riflessione, motivazione, consapevolezza, errore, progettualità. Proprio quelle parole che, spesso, nella scuola - nella nostra scuola - rischiano di restare solo sullo sfondo.
Le competenze trasversali: una sfida da nominare
In tempi in cui, nel nostro Paese, l'istituzione scolastica è spesso appiattita su contenuti disciplinari, parlare di competenze trasversali è, (almeno per la sottoscritta) quasi un atto politico. E allora, fissiamo prima i punti di ciò che la letteratura scientifica riconosce come competenze trasversali, provando a definirle come quelle capacità che permettono agli studenti di sviluppare un apprendimento profondo e sono legate ad aspetti cognitivi e motivazionali e che includono oltre al pensiero critico:
- Apprendere ad apprendere: La capacità di continuare a imparare in modo autonomo e di adattarsi a nuove situazioni.
- Perseveranza: La capacità di mantenere l'impegno e la motivazione anche di fronte alle difficoltà.
- Cittadinanza: La consapevolezza dei problemi globali e la capacità di partecipare attivamente alla società.
- Collaborazione: La capacità di lavorare efficacemente in gruppo e di sviluppare competenze sociali.
- Comunicazione: La capacità di esprimersi chiaramente e di comprendere gli altri.
- Creatività: L'abilità di cercare soluzioni alternative e di pensare in modo divergente.
- Problem solving: La capacità di risolvere problemi in modo efficace e innovativo.
Eppure, anche se non sono, diciamo così, curricolari, collaborazione, creatività, resilienza, lconsapevolezza di sé possono fare la differenza nella vita delle persone. Non come soft skills “gentili”, ma come strutture profonde sia del pensiero che dell’azione.
IDeAL lavora su queste competenze in modo intenzionale, osservabile, valutabile. Le rubriche proposte permettono di monitorare l’evoluzione dello studente da una “fase iniziale di apertura” a una “fase di padronanza”, tenendo traccia non solo del risultato ma del processo. In classe, questo significa riconoscere il valore di chi prova, commette errori ma poi continua ad apprendere, a rialzarsi, grazie a una valutazione adeguate e al feedback (la cui importanza sarà nei prossimi paragrafi. Riconoscere, dicevo, il valore di chi ascolta, riformula, costruisce. Di chi impara anche quando non produce l’elaborato perfetto, ma compie un passaggio significativo nel proprio apprendere, un apprendimento significativo e profondo.
Il cuore del metodo: progettare per imparare
IDeAL nasce con due obiettivi fondamentali. Il primo è aiutare il docente a progettare attività calibrate sui bisogni reali della classe, potendo contare su strumenti operativi flessibili, coerenti, accessibili. Il secondo è offrire agli studenti l’opportunità di sviluppare le competenze trasversali attraverso un processo iterativo di progettazione e riflessione dove l' apprendimento, qui, non è il risultato di una lezione trasmessa ma l’esito di un'esperienza costruita. La metodologia si articola in nove fasi, dalla riunione istruttiva alla riflessione finale, in un ciclo che parte da una sfida progettuale concreta e si sviluppa attraverso la definizione del problema, l’ideazione, la realizzazione e la revisione dell’artefatto. Ogni fase è accompagnata da una scheda operativa pensata per il docente, con indicazioni sui tempi, le azioni da svolgere, gli strumenti suggeriti e gli obiettivi attesi. Ma ciò che conta, più della sequenza, è l’approccio dialogico e trasformativo che la metodologia porta con sè, frutto di una base solida che proviene dalla letteratura scientifica internazionale. Gli studenti non sono fruitori ma protagonisti. L’insegnante non è dispensatrice di conoscenze ma facilitatrice di processi. Ecco le fasi così come sono descritte nel sito.

Tecnologie che supportano il pensiero
Nel racconto della genesi di IDeAL, un’immagine è tornata più volte: quella della stampante 3D. All’inizio era lei il simbolo dell’innovazione. Eppure, come hanno raccontato le ricercatrici che hanno seguito il progetto, nei primi anni l’attenzione dei docenti era interamente assorbita dal “farla funzionare”. Il dispositivo tecnologico diventava fine a sé stesso, e il pensiero progettuale restava nell' ombra. Solo in una fase successiva, quando la competenza tecnica si è consolidata, è stato possibile spostare il focus sull’apprendimento. Cosa stiamo costruendo? Perché lo facciamo? Che senso ha per chi apprende? È qui che la tecnologia ha smesso di essere un oggetto/strumento e ha iniziato a diventare un ambiente cognitivo, un contesto che attiva una riflessione condivisa.
In IDeAL, le tecnologie, oggi anche l’AI generativa, sono introdotte per sostenere un obiettivo preciso: rendere visibile il pensiero, moltiplicare i linguaggi espressivi, promuovere inclusione, facilitare la documentazione e la co-costruzione del sapere. Una studentessa non italofona, per esempio, può finalmente comprendere la traccia di un compito grazie a una traduzione automatica. Un gruppo di bambini può progettare il plastico di una città immaginaria e documentarlo con fotografie, mappe, parole chiave. Un adolescente può creare, attraverso l’intelligenza artificiale, un’immagine “alla Friedrich” e scoprire che, per evocare una rovina romantica, non basta una scavatrice: serve la composizione, la luce, l’idea di vuoto.
L'uso intenzionale e guidato della tecnologia permette di attivare categorie cognitive complesse come l’analisi, la sintesi, la metacognizione. È qui che si innesta il riferimento al modello SAMR, che aiuta a distinguere tra tecnologie usate per sostituire (scrivere con Word invece che a mano), per migliorare (lavorare su un documento condiviso), per modificare (integrare contenuti video, audio, mappe concettuali) e per ridefinire l’esperienza stessa di apprendimento (creare ambienti immersivi, simulazioni, narrazioni interattive).

Neuroscienze, motivazione e apprendimento profondo
Uno dei presupposti teorici più solidi della metodologia IDeAL riguarda l’attenzione ai processi cognitivi e motivazionali attivati durante l’apprendimento. Le neuroscienze cognitive ci dicono che il cervello apprende meglio quando l’informazione è inserita in un contesto significativo, quando può essere "manipolata" attivamente, quando è collegata a una motivazione intrinseca. Durante la lezione, si è parlato più volte del ruolo della curiosità come motore dell’apprendimento, di come essa attivi i circuiti dopaminergici legati alla ricompensa, al piacere di scoprire. Le emozioni non sono accessorie: sono parte integrante del processo cognitivo. La consapevolezza di “poter farcela”, la possibilità di sbagliare senza paura, l’idea che l’apprendimento sia un percorso e non una prestazione, sono elementi centrali per costruire engagement e favorire la perseveranza. Per questo, in IDeAL, la dimensione riflessiva è costantemente sollecitata. Ogni fase della sceneggiatura invita studenti e docenti a fermarsi, a guardare indietro, a chiedersi “cosa abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, cosa possiamo fare meglio”. Un vero e proprio un invito alla metacognizione, allenando lo sguardo interno alla costruzione di un sé che apprende.
Il feedback come spazio di relazione e crescita
In questo quadro, il feedback diventa una componente strutturale del metodo. Viene offerto in momenti precisi dopo la fase di presentazione, durante l’analisi, nella riflessione conclusiva, ma soprattutto viene insegnato, praticato, coltivato. La lezione lo ha chiarito bene: il feedback efficace non è un giudizio, ma una direzione. E la metafora utilizzata per rendere l'idea è stata quella del cacciatore, molto potente: “Il nostro cervello impara per prove ed errori - ha spiegato Sara Mori - Spara una colpo e osserva dove va e aggiusta poi poi la mira". Una colpo senza bersaglio è inutile e un bersaglio senza riscontro è frustrante.
Un Bene, un Bravo, non bastano: sono giudizi mentre un feedback è efficace se guarda al futuro, se sta dicendo non solo quello che ho fatto in passato ma se mi spiega come farlo meglio, perchè solo in quel momento posso comprendere la direzione. Un aspetto che valorizza l'autoefficacia e spinge ad arrivare all'obiettivo.
Gli esempi emersi sono concreti, immediati, replicabili. “Avete lavorato bene come gruppo, ma alcuni di voi hanno parlato più degli altri. Come potremmo riequilibrare i ruoli nella prossima attività?” Oppure: “La vostra idea è interessante, ma manca un confronto con altre ipotesi. Cosa succederebbe se provassimo a…?” Questi tipi di feedback, orientati al compito, legati al processi, mai giudicanti, hanno un potere trasformativo profondo. Non solo aiutano a migliorare, rinforzano l’autoefficacia, alimentano la motivazione, restituiscono dignità al percorso e aiutano anche l'insegnante. Feedback che è anche uno strumento di equità, perché permette di valutare il contributo del singolo all’interno di un processo collettivo. In IDeAL, infatti, si lavora sempre in gruppo. Nessuno è solo. Il sapere è condiviso, e condiviso è anche il modo in cui si valuta, si osserva, si migliora.
Insomma, in questo primo seminario dell'anno, IDeAL ci ha offerto non solo una metodologia ma un punto di vista per guardare alla scuola, alla ricerca e all'educazione, mostrandoci che progettare non è solo un fatto meramente tecnico ma è soprattutto una forma di cura e che valutare è una restituzione di senso e le tecnologie sono tool per pensare insieme e condividere e che gli errori sono il primo passo per spingerci a imparare davvero e in modo più profondo.
