AI & co per il patrimonio culturale, We Make Future 2025 e lo stato dell'arte.

WMF 2025

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AI & co per il patrimonio culturale, We Make Future 2025 e lo stato dell'arte.

L’edizione 2025 di We Make Future si interroga sul rapporto sempre più stretto tra arte, cultura e tecnologia.
di Federico Maiocco
 

L’edizione 2025 di We Make Future, in corso a Bologna dal 4 al 6 giugno, si presenta come un momento cruciale per interrogarsi sul rapporto sempre più stretto tra arte, cultura e tecnologia. Scorrendo il programma si ha la netta sensazione che non si parli più soltanto di sperimentazioni o prototipi, ma di un futuro che si sta già costruendo. Un futuro, come recita il titolo di uno degli incontri, “necessario”.

La direzione che si sta consolidando è duplice: da un lato, le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale stanno diventando componenti strutturali nei processi di gestione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale; dall’altro, prende forma una visione progettuale di lungo termine, che supera l’idea di innovazione episodica per orientarsi verso infrastrutture digitali stabili e interoperabili.

Anche qui, come in ogni ambito di applicazione dell'AI, si tratta di percorso che deve essere accompagnato dalla consapevolezza della necessità di monitorare con attenzione i limiti e i rischi (allucinazioni informative, trasparenza negli algoritmi e la verificabilità delle fonti). Diamolo per asssodato e vediamo quali novità stanno costruendo il futuro dei beni culturali.

Il progetto Cat-IA

La digitalizzazione del patrimonio culturale non è certo una novità: è un percorso iniziato da decenni, fatto di scanner, metadati e archivi online. Ma qualcosa oggi è cambiato profondamente. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, l’archivio smette di essere un semplice contenitore per trasformarsi in un vero e proprio interlocutore attivo, capace di restituire conoscenza in modi nuovi e imprevedibili.

Un esempio concreto? Il progetto Cat-IA, presentato dal Ministero della Cultura e sviluppato dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Si tratta di un chatbot alimentato da intelligenza artificiale generativa, che permette di esplorare e interrogare - in linguaggio naturale- il vastissimo Catalogo Generale dei Beni Culturali italiani.

Cat-IA naviga un grafo ontologico, una rete semantica che collega concetti, categorie e relazioni tra gli oggetti del catalogo. Il risultato è un’esperienza che va ben oltre la semplice accessibilità ai dati: è la possibilità di scoprire connessioni inaspettate, di ricombinare informazioni, di aprire nuove strade alla ricerca, alla curatela e alla narrazione digitaledel patrimonio.

Gli archivi si mettono in gioco: l'hackathon AI4Culture

Le potenzialità del Digital Heritage sono tali da sfidare la fantasia. Proprio come ha fatto la piattaforma AI4Culture organizzando recentemente un hackathon europeo con lo scopo di esplorare le potenzialità dell’IA nel trattamento del patrimonio digitale. L’hackathon AI4Culture ha offerto un contesto di sperimentazione significativo. I partecipanti, divisi in team multidisciplinari, hanno utilizzato i dataset di Europeana (www.europeana.eu offre l’accesso a oltre 50 milioni di oggetti digitali, tra opere d’arte, fotografie, manoscritti, audio, filmati e documenti storici)  per sviluppare prototipi capaci di arricchire, trasformare e analizzare il patrimonio digitale. I progetti vincitori?

·    ABC – Automating Blender Code: uno strumento per convertire immagini 2D in modelli 3D pronti per essere lavorati su Blender, utile per ricostruzioni museali e didattiche.

·    Patina: de:color of time: un software che analizza digitalmente l’invecchiamento delle opere d’arte, segnalando modifiche cromatiche e usura temporale.

· DeepCulture: un sistema di sentiment analysis applicato alle collezioni Europeana per rivelare tracce emotive e narrative dimenticate nei filmati d'epoca.

Questi esempi mostrano chiaramente come l’intelligenza artificiale non sia più soltanto un supporto tecnico dietro le quinte, ma stia diventando una vera protagonista nella produzione e interpretazione culturale. Non si tratta più solo di conservare: archiviare oggi significa anche raccontare.

Dallo storytelling computazionale all’interazione culturale generativa

Una volta ristrutturati e resi intelligibili, gli archivi non restano, quindi, fini a sé stessi, ma diventano materia prima per nuove forme di narrazione culturale. È su questa linea di transizione -dall’archiviazione alla costruzione di senso- che si colloca il secondo nucleo tematico emerso a We Make Future 2025: l’uso dell’IA e delle nuove tecnologie nella produzione di storytelling immersivo e personalizzato.

Nel contesto della digitalizzazione del patrimonio, la narrazione ha sempre avuto un ruolo fondamentale per la mediazione tra dati, pubblico e memoria collettiva. Ora, con l’avvento dell’IA si è accelerato il movimento per un racconto multistrato, modulare e reattivo. L’opera culturale diventa sempre da oggetto narrato ad ambiente narrant

Dall'immersione nel Seicento ai gamer del Castello Svevo

Il Ministero della Cultura porta a WMF un esempio di come ci si possa letteralmente immergere nella storia e nell'arte: il videomapping immersivo al Complesso della Pilotta di Parma. Il progetto ha ricostruito virtualmente il Teatro Farnese seicentesco, generando ambienti visivi e sonori in grado di offrire al pubblico la possibilità di dialogare con il luogo per ricreare quella illusione, non più fisica ma digitale, del  “teatro come macchina delle meraviglie”. Più focalizzato sul pubblico giovane, è il progetto del Castello Svevo di Bari, dove l’uso del famosissimo videogioco Minecraft ha permesso di progettare una ricostruzione storica esplorabile, arricchita da contenuti narrativi e percorsi educativi.

Dal contenuto alla relazione fino alla creazione: Sigma Lumina

Il percorso sembra chiaro: non ci limitiamo più a fruire di un contenuto museale, ma stiamo entrando in una nuova fase, in cui ciò che conta è la relazione attiva con l’ambiente artistico. Un’evoluzione naturale che ci porta, passo dopo passo, verso un coinvolgimento ancora più profondo: la partecipazione alla creazione stessa. Non è un’ipotesi lontana, ma una realtà che il mondo dell’arte sta già esplorando. Come non ricordare Sigma Lumina, l’opera dell’artista Agoria, ospitata lo scorso anno al Musée d’Orsay. Una scultura che non si limitava a essere osservata, ma chiamava in causa il visitatore come co-autore. Tutto partiva da un gesto tanto semplice quanto personale: un soffio. A intervalli regolari, la scultura proiettava sul pavimento un’ombra a forma di QR code. Bastava inquadrarlo con lo smartphone per accedere a una galleria di opere digitali, ispirate ai capolavori del museo. Ma l’esperienza non finiva lì. Soffiando nel microfono del proprio telefono, l’opera digitale si trasformava, reagiva, prendeva una nuova forma, unica e irripetibile, plasmata dall’intensità e dalle caratteristiche del respiro di ciascun partecipante. Un gesto intimo diventava così atto creativo, e l’intelligenza artificiale agiva da mediatore invisibile, trasformando la percezione fisica in un’opera viva. Non più solo spettatori, ma parte integrante del processo artistico

L'AI diventa archeologo

Con Sigma Lumina siamo entrati nel discorso pubblico sulla capacità della macchina di generare immagini, opere e testi creativi. Usciamone per andare in un ambito meno esplorato, ma altrettanto cruciale: l’impiego dell’IA come strumento di analisi e decodifica critica delle opere d’arte. A We Make Future 2025 il futuro capita che guardi al passato. A lontani passati. Il Museo Archeologico di Firenze presenta un progetto di decifrazione automatica dei geroglifici, sviluppato da un team di ricercatori dell'Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara" del CNR e dell'Università di Firenze, si concentra sull'analisi e il riconoscimento dei simboli geroglifici attraverso algoritmi basati su reti neurali. Anteprima al WMF per  il progetto RePAIR a Pompei (Reconstructing the Past with Artificial Intelligence and Robotics) che permette di ricostruire affreschi e reperti attraverso algoritmi di riconoscimento automatico e bracci robotici intelligenti. La ricostruzione di piccoli artefatti è tradizionalmente affidata a operatori esperti, tuttavia, quando il numero di frammenti coinvolti raggiunge l’ordine delle migliaia, le tecniche manuali diventano impraticabili. Per superare questo ostacolo, il progetto mira allo sviluppo di un sistema robotico intelligente, in grado di analizzare, riconoscere e ricomporre in modo autonomo grandi manufatti fratturati. Il progetto partirà nel 2026 e un primo risultato sarà il restauro degli affreschi del soffitto della casa dei pittori a Pompei, ora dimenticati a pezzi nei magazzini.

Verso un ecosistema digitale per la cultura

In un paese dal patrimonio culturale immenso come l'Italia i progetti in atto sono innumerevoli e qui  abbiamo citato solo alcuni dei tanti in programma a WMF 2025. L'impressione generale è che da una fase caratterizzata da progetti sperimentali si stia passando a una fase sistemica, in cui le nuove tecnologie non sono più semplici strumenti di supporto, ma componenti centrali delle politiche culturali. Questo cambiamento lo si coglie nelle iniziative  in cui si delineano architetture digitali complesse e integrate pensate per ridisegnare il ciclo di vita del patrimonio culturale, dalla digitalizzazione alla fruizione. Un tassello fondamentale di questa visione è rappresentato dalla Piattaforma Nazionale della Digital Library, coordinata dall’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale (Digital Library). La piattaforma funge da hub di convergenza per archivi, musei, biblioteche e parchi archeologici, proponendosi come un’infrastruttura tecnologica unificata per la raccolta, la gestione semantica, la conservazione e l’esposizione dei contenuti culturali digitali. Costruita nativamente in ambiente cloud, essa non si limita a custodire risorse, ma mette a disposizione servizi abilitanti per la costruzione di portali e interfacce intelligenti, contribuendo all’armonizzazione dell’ecosistema culturale digitale italiano.Accanto alla Digital Library, si afferma l’importanza crescente dell’ecosistema Ecomic (Ecosistema digitale per la cultura). Si tratta di un'infrastruttura pensata non solo per aggregare dati e contenuti, ma per rendere possibile la creazione di nuovi prodotti e servizi culturali basati sui dati, grazie all’interazione tra istituzioni, imprese tecnologiche e ricerca. In questo contesto, la funzione dell’intelligenza artificiale non è accessoria, ma strategica: non solo come motore per l’analisi automatica di grandi moli di dati, ma anche come sistema di intermediazione tra contenuti e pubblico, capace di personalizzare l’accesso, suggerire percorsi, favorire la scoperta trasversale e migliorare l’accessibilità cognitiva del patrimonio.

Sitografia

Piattaforma Nazionale della Digital Library (MiC) – Presentazione e approfondimenti https://digitallibrary.cultura.gov.it https://pnrr.cultura.gov.it/misura-1-patrimonio-culturale-per-la-prossima-generazione/1-1-piattaforme-e-strategie-digitali-per-laccesso-al-patrimonio-culturale/

·    Ecomic – Ecosistema digitale per la cultura (DPaaS, D.PaC, I.PaC) https://digitallibrary.cultura.gov.it/approfondimenti/ecomic-dpaas/

·    Piano Nazionale di Digitalizzazione del Patrimonio Culturale (PND) https://digitalizzazione.icdp.beniculturali.it/linee-guida-pnd/

·    AI4Culture Hackathon – Progetto europeo + vincitori 2025 https://pro.europeana.eu/page/ai4culture https://pro.europeana.eu/event/ai4culture-hackathon

·    RePAIR – Ricostruzione robotica di reperti a Pompei https://www.repairproject.eu

·    Castello Svevo di Bari – Esperienze digitali immersive https://programmazionestrategica.cultura.gov.it/progetto/bari-castello-svevo-fruizione-digitale/

·    Σ Lumina – Agoria al Musée d'Orsay (NFT e interazione biometrica) https://www.musee-orsay.fr/en/whats-on/exhibitions/agoria-le-code-dorsay https://xtz.news/web3/le-code-dorsay-agoria-blends-artistic-innovation-with-blockchain-at-musee-dorsay/

· We Make Future – Programma ufficiale 2025 e aree tematiche https://www.wemakefuture.it/programma/