PC Rivoltella e C. Panciroli con la copertina di Didattica delle New Literacies
Didattica delle New Literacies, una cartografia per attraversare il presente
Recensione di "Didattica delle New Literacies" opera collettiva diretta con profondità, rigore e attenzione agli aspetti pratici da Chiara Panciroli e Pier Cesare Rivoltella
di Pina Debbi e Federico Maiocco
Il titolo potrebbe trarre in inganno, Didattica delle New Literacies, perché non stiamo parlando di un semplice manuale, né tantomeno di un trattato. Il libro, opera collettiva, lascia percepire la sincronia dell’orchestra, ben diretta da Chiara Panciroli e Pier Cesare Rivoltella ed è prima di tutto un viaggio. Ma non un viaggio lineare, di quelli con un punto di partenza e una destinazione definita. È piuttosto un attraversamento: si inoltra dentro i territori in continua trasformazione della cultura, della tecnologia, dell’educazione, del nostro rapporto con media. Un percorso che a volte accelera e altre volte si interrompe per permetterci di posare lo sguardo sui diversi paesaggi, tra intersezioni e sovrapposizioni e ci proietta verso la complessità del presente. Una complessità di cui dobbiamo avere consapevolezza per poterla navigare, scomporre e ri-mediare nei suoi elementi dinamici.
Prospettive storiche e visioni di futuro
Chi legge il testo ha l’opportunità di muoversi tra strati storici e ambienti cognitivi, tra il passato della scrittura e l’orizzonte frammentato dell’intelligenza artificiale generativa. Si comincia dalla storia della Literacy, dall’oralità alla scrittura alfabetica. Ci si spinge fino a quella che potremmo chiamare una vera e propria ecologia delle competenze: una mappa dove le literacies si moltiplicano, si ibridano, si estendono. Se la prima parte del volume offre una lucida e incisiva analisi delle New Literacies, la seconda si concentra sull’applicazione concreta di queste nuove competenze attraverso modelli educativi innovativi. Un approccio che compone una “narrazione” che parte da un’analisi storica e filosofica del concetto di alfabetizzazione e giunge fino alla sua applicazione pratica nella progettazione didattica.

Stelle polari e rotte comuni
Espressa o percepita. la costante attenzione alla cittadinanza digitale permea tutto il testo come un filo conduttore. La didattica delle New Literacies ha l’obiettivo di formare cittadini consapevoli e responsabili, in grado di orientarsi in un mondo complesso e interconnesso. Il cuore pulsante di questo viaggio educativo è la transizione da una società in cui si acquisisce il "cosa" della conoscenza, a una società che pone l’accento sul "come" e sul "perché" delle competenze, invitando a un pensiero critico che affonda le sue radici nella capacità di agire consapevolmente nel mondo. Un obiettivo a cui si giunge tramite delle rotte comuni affidate alle conclusioni del testo. Di seguito i temi centrali. Integrazione tra alfabetizzazione tradizionale e digitale: includendo competenze tecnologiche fondamentali per una partecipazione consapevole alla società digitale, influenzando la progettazione e la valutazione educativa. Multimodalità e applicazioni educative, cruciale per creare significati complessi in una modalità che ormai è "stato normale della comunicazione umana". Pensiero critico e consapevolezza etica, fondamentale per contrastare la disinformazione e i bias, e al contempo costruire fiducia nei sistemi artificiali che passa per un approccio critico alle tecnologie. Inclusione nella superdiversità, che va oltre le differenze culturali, e richiede un'educazione che valorizzi la pluralità delle esperienze e promuova l'inclusività attraverso le Multiliteracies.
Ci mettiamo in discussione, autoverificandoci.
L’attraversare un testo significa anche ampliare le competenze, mettersi in discussione.Le attività di autoverifica proposte nel libro ci hanno offerto l’occasione per riflettere in prima persona, sollecitandoci a una lettura attiva e partecipata. In questa vera e propria recensione ribaltata, abbiamo umilmente accettato lo stimolo, scelto le domande più vicine a noi autori, che proveniamo da settori disciplinari diversi. Ecco il risultato:
Cosa si intende per “Media Literacy”?
È la capacità di accedere, analizzare, valutare, creare e comunicare contenuti attraverso i media in modo critico e consapevole. È profondamente connessa alla cittadinanza, perché vivere in una democrazia oggi significa anche abitare uno spazio mediatico complesso, in cui i diritti e i doveri del cittadino passano attraverso i media. L’alfabetizzazione ai media vuol dire saper decodificare i messaggi, riconoscere bias e manipolazioni, e partecipare attivamente alla vita mediatica, anziché subirla passivamente. Uno dei principi fondamentali della Media Literacy è il pensiero critico, ovvero la capacità di analizzare i messaggi mediali, smontandoli per individuarne il funzionamento dei codici, lo svolgimento narrativo e le strategie comunicative (anche attraverso gli strumenti della semiotica). Riconosce che gli schermi non sono trasparenti, ma sono costruzioni, e mira a vedere cosa c’è dietro, qual è il sottotesto. Questo approccio ha anche una valenza politica, perché lavora sulle visioni ideologiche e sulle motivazioni sottese alla comunicazione. Un altro principio chiave è quello della responsabilità. Con l’avvento dei social media e della comunicazione disintermediata, in cui gli utenti producono e pubblicano direttamente i propri messaggi, la responsabilità, nell’atto di creare e diffondere contenuti, ricade anche sul singolo utente. Oggi ogni persona può diventare medium di sé stessa, agendo come un vero e proprio editore quando pubblica contenuti in rete.
Cosa si intende per Learning with Robot?
Si tratta di un approccio alla robotica educativa in cui i robot vengono usati come partner interattivi nell'apprendimento, non solo come oggetti da programmare. Supportano lo sviluppo di conoscenze e competenze in diverse materie (non solo tecniche), offrendo scaffolding e stimoli cognitivi secondo principi come la zona di sviluppo prossimale (Vygotskij) e il conflitto socio-cognitivo. Per offrire due esempi citiamo le simulazioni con robot umanoidi per apprendere lingue straniere e l’uso di robot “animal-like” per attività creative e di orientamento. A differenza del learning about robots, qui il robot è strumento e compagno di apprendimento, utile per sviluppare competenze trasversali e stimolare l’interazione attiva.
Che cosa distingue un motore di ricerca tradizionale da un’applicazione di Intelligenza Artificiale generativa?
Un motore di ricerca nasce per recuperare pagine web esistenti. Inseriamo una parola chiave, magari aiutandoci con qualche operatore booleano, otteniamo una lista di link ordinati per popolarità, non necessariamente per pertinenza. Tocca poi a noi valutare se quei contenuti siano affidabili, rilevanti, aggiornati. Un’app di IA generativa, invece, non nasce per cercare, ma per generare nuovi contenuti: testi, risposte, argomentazioni. La logica non è quella dell’indice o del catalogo, ma del dialogo: si parte da un prompt, una richiesta formulata in linguaggio naturale, e si riceve in cambio una risposta costruita, coerente, spesso ben scritta che è la pià probabile in base ai testi con i quali il chatbot è stato addestrato. Ma attenzione: non sempre è corretta. Per questo, usare l’intelligenza artificiale come strumento di ricerca richiede un supplemento di pensiero critico. Alcune applicazioni, cercano di colmare questo limite indicando le fonti o suggerendo percorsi di approfondimento. Ma in generale, dobbiamo ricordare che affidarsi a un’IA generativa non è consultare un’enciclopedia: è più simile a interagire con un interlocutore molto eloquente, ma non sempre ben informato
Qual è il rapporto tra pensiero computazionale e literacy?
Possiamo spiegarlo attraverso tre dimensioni, la prima è il riconoscimento: Il Pensiero Computazionale è esso stesso Literacy. Come sostenevano Papert e di Sessa, non è una semplice abilità tecnica, ma una lingua universale. Imparare a programmare (coding) diventa una meta-competenza. La Computational Literacy insegna a pensare in modo strategico: organizzare idee, costruire percorsi mentali, usare simboli e tecnologie non come fini, ma come ponti verso "idee potenti". La seconda dimensione è proprio il ponte con La Literacy che si nutre attraverso il Pensiero Computazionale. Come dice Mitchel Resnick con il suo mantra: "Se impari a programmare, puoi programmare per imparare". Il coding diventa la quarta abilità di base (dopo leggere, scrivere, far di conto), una chiave per aprire porte. Il pensiero computazionale alimenta la literacy tradizionale (leggere, scrivere) e quelle nuove (digitale, mediatica). È l’anima delle discipline STEM e STEAM, dove la creatività umana incontra la precisione della macchina. Il Pensiero Computazionale non è solo uno "strumento per risolvere problemi" è esso stesso nuova forma di alfabetizzazione, capace di plasmare la mente.
... e tra Superdiversità e literacy?
Il concetto di superdiversità è essenziale per comprendere la complessità dei contesti socioculturali odierni. La superdiversità non si limita alla provenienza geografica o alle differenze culturali, ma abbraccia una molteplicità di variabili intersecate, come età, genere, lingue, status socio-economico e consumi culturali, che rendono ogni individuo unico. Queste diverse dimensioni si intrecciano e si riflettono nel mondo digitale, dove l'ambiente mediale contribuisce alla formazione delle identità in modo sempre più complesso, tanto online quanto offline.In ambito educativo, la superdiversità deve essere vista come una risorsa, non un ostacolo. Promuovere un'educazione inclusiva significa valorizzare gli interessi e le esperienze degli studenti, riconoscendo i loro punti di forza e arricchendo il curricolo con le "culture dei pari" e le conoscenze acquisite al di fuori della scuola. Questo approccio permette di creare ambienti di apprendimento più flessibili e partecipativi, che rispondano alla varietà e alla pluralità degli studenti. La superdiversità è una sfida, ma, soprattutto, un'opportunità per costruire una Media Education che formi cittadini attivi e responsabili in una società in continuo cambiamento.
Cos'è il design semiotico trasformativo?
Il Design Semiotico Trasformativo si inserisce in un approccio all'apprendimento che considera il significato come qualcosa di fluido e in continua evoluzione. Ogni individuo, creando o interpretando un messaggio, contribuisce a modificarlo, rendendo l'alfabetizzazione un processo di trasformazione continua della visione del mondo, adattandola alle proprie esperienze. Nel design, il significato viene costruito tramite tecnologie che permettono di creare testi multimodali, cioè combinando parole, immagini e suoni. Ogni atto comunicativo diventa un'opportunità di riformulare il significato, facendo dell'apprendimento un processo essenzialmente semiotico. Nel processo di costruzione del significato, si distinguono tre fasi: la rappresentazione, in cui il significato viene creato per sé stessi; la comunicazione, in cui il significato è trasformato in un formato comprensibile per gli altri; e l'interpretazione, in cui il significato viene attribuito dal ricevente, a seconda delle proprie esperienze. Ogni fase permette al significato di cambiare e trasformarsi, con la partecipazione attiva sia di chi crea che di chi interpreta. In un contesto educativo, questo approccio mette in evidenza come le differenze di interpretazione siano essenziali, spostando l'attenzione dalla semplice memorizzazione alla creazione di significati personali e critici.
Dal film agli schermi: come nasce la Screen Literacy?
La pratica della Screen Literacy nasce dalla consapevolezza che il consumo di contenuti audiovisivi si è spostato dalla sala cinematografica alla visione domestica e ai media digitali. La digitalizzazione ha infatti indebolito i confini tra film e altri testi audiovisivi, come serie, documentari e forme brevi. Questo fenomeno risponde alla necessità di orientarsi nell'universo sempre più affollato delle immagini in movimento, estendendosi a una media and audiovisual education che coinvolge anche gli adulti. Mentre la Film Literacy si concentra più specificamente sul linguaggio e sulla storia del cinema come arte e mezzo espressivo, la Screen Literacy amplia questa prospettiva, includendo tutti i prodotti audiovisivi (non solo i film) e i molteplici schermi/dispositivi attraverso i quali questi contenuti vengono fruiti. Inoltre, la Screen Literacy sottolinea l'importanza degli aspetti tecnici e distributivi della comunicazione audiovisiva nell'era digitale, riconoscendo la centralità dei nuovi media e delle piattaforme digitali nella fruizione e creazione di contenuti.

La serialità televisiva contemporanea: quali elementi la contraddistinguono nella Media Education?
La serialità televisiva contemporanea si sta affermando come uno strumento educativo particolarmente efficace nella Media Education, grazie a una serie di caratteristiche integrano l'esperienza narrativa intensa e concentrata dello “strumento film”, rendendolo un mezzo potente per sviluppare competenze estetiche, critiche ed etiche. Le sue qualità, come la complessità narrativa e la transmedialità, permettono di superare il divario tradizionale tra "educare con i media" e "educare ai media", trasformando gli studenti da semplici spettatori a partecipanti attivi nel processo educativo. Le serie non si limitano al piccolo schermo, ma si espandono attraverso i social media e altre piattaforme, invitando gli spettatori a diventare “prosumer”, produttori e consumatori. La creazione di contenuti da parte dei fan, come meme, fan fiction e GIF, arricchisce l'universo narrativo e stimola la creatività, sviluppando competenze di problem solving e osservazione.
Prospettive future
Un’opera da consultare, interiorizzare passo dopo passo per ri-leggere il contesto postmediale che abitiamo. Il concetto di postmedialità, che ha guidato molte delle nostre riflessioni negli ultimi anni, si apre a nuove prospettive, converge ed evolve nelle dinamiche un ecosistema mediale frammentato, capace di risemantizzarsi e riproporsi, spesso ibridando le diverse forme. Il testo è in primis una guida utile per abitare la complessità senza esserne travolti, perché disegna una cartografia delle nuove competenze, offrendo sia chiavi teoriche che strumenti concreti per chi, ogni giorno, lavora nella scuola, nella formazione, nella progettazione educativa.
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Il libro comprende saggi di: Elvis Mazzoni, Alessandro Ricci, Daniela Marzano, Ylenia Battistini, Davide Zoletto, Marta Rocchi, Roy Menarini, Elisa Farinacci Anita Macauda Anita Macauda Martina Benvenuti Luca Ferrari, Salvatore Messina Luisa Zinant, Alessandro Soriani Veronica Russo
