AI in UNI
Foggia laboratorio inclusivo: al via la serie “AI in Uni”
Sempre più atenei usano il podcast per aprire la ricerca a un pubblico non specialistico
di Pina Debbi
Giusi Antonia Toto è una di quelle figure che, se provi a definirle, ti sfuggono ai bordi perché sono piene di iniziativa, sufficientemente visionarie e open minded, hanno un pensiero fluido, stimolano idee e percorsi nuovi e trasversali. Toto appartiene a quei/quelle docenti che sanno mettere insieme leggerezza (che è più una postura) e rigore scientifico. Professoressa ordinaria di Pedagogia e Didattica Speciale all’Università di Foggia, due dottorati alle spalle, un’attività di ricerca internazionale, un centro da coordinare (il Learning Sciences institute) e, non è un dettaglio folkloristico, ma un modo di divulgare le attività, quasi 60.000 persone che la seguono su Instagram. Ma la cifra non è il numero, è lo stile. Toto è un’influencer della docenza non per la quantità di follower ma per la capacità di fare squadra, aprire spazi nuovi e a volte inimmaginabili. Perché è capace di mette in circolo idee. Ne pensa cento e molte le realizza. E, fatto non secondario, i suoi dottorandi sembrano davvero contenti: lavorano con passione e costanza, perché dentro i progetti sentono di poter crescere davvero.
Foggia, come ecosistema creativo e inclusivo
Chi ha frequentato negli ultimi anni convegni e conferenze a Foggia, da ICS Exchange alla Winter School, sa che parliamo di "cantieri" veri, con esiti misurabili: workshop che diventano paper, prototipi che danno origine a format, incontri che costruiscono reti, comunità inclusive perché proprio l'inclusività e l'attenzione a ogni forma di diversità, grazie a Giusi Toto diventa valore aggiunto. Tutti aspetti che sono diventati i suoi mantra. L’ultima creatura è un progetto semplice e ambizioso quanto basta, una serie podcast. Si chiama “AI in Uni” e debutta mercoledì 17 settembre. “Questa iniziativa nasce dalla prima Winter School di Accadia nello scorso gennaio,” racconta Toto. “È stata un’esperienza molto applicativa: i dottorandi hanno condotto workshop, avviato progetti, gettato le basi per pubblicazioni che stiamo riprendendo in queste settimane. AI in Uni è il passo naturale: portare quelle voci fuori dall’aula e metterle a disposizione di tutti.”
Il valore didattico del podcast
Prof, Perchè proprio un podcast? "Perché il podcast è il medium della concentrazione gentile. È narrativo, immersivo, accessibile. Non pretende lo schermo; accompagna i tempi morti e li riscatta. In questi anni ha cambiato il nostro modo di divulgare, insegnare, apprendere e perfino valutare." Anche se in Italia, in generale, i podcast non hanno raggiunto i livelli degli altri paesi e sono una formato che per diffusione vale il 6% dell'informazione, ce ne sono alcuni che sono diventati dei veri e propri successi editoriali: citiamo Stories di Cecilia Sala, Indagini di Stefano Nazzi o quelli di Francesco Costa, dalla rassegna stampa all'ultimo nato, WIlson. E come dimenticare poi le sperimentazioni didattiche nelle università italiane dove la formula è diventata davvero efficace ed è riuscita a darsi una veste quasi "ingegneristica", diventando contenuto ed esperienza che richiede progettazione, voce, pensiero critico, capacità comunicativa. Ecco allora che il podcast assume il ruolo di un vero e proprio laboratorio naturale di soft skill, per ciò che riguarda la didattica. Ma perchè seguire l'Hype dell'intelligenza artificiale e come declinarla in un podcast? “ Abbiamo scelto questo tema per veicolare tutta una serie di mesaggi. In primis raccontare che l’intelligenza artificiale non serve per aggirare i compiti o semplificare meccanicamente le attività,” insiste Toto. “Serve a potenziare gli strumenti della comunicazione e della disseminazione del sapere. Il sapere nasce nei laboratori, nel lavoro quotidiano dei ricercatori: il punto è portarlo fuori, bene, senza falsare i contenuti e senza alimentare stereotipi.”
Un panorama che si muove
Dentro l’università italiana, (lo avevamo scritto in tempi non sospetti, con l'interessante articolo di Alice Pierluigi collega del dottorato) sta succedendo qualcosa. Sempre più atenei usano il podcast per aprire la ricerca a un pubblico non specialistico, ne citiamo alcuni:
- Università di Perugia — RicercArte: l’arte della ricerca, con Radiphonica e Adisu: studi e scoperte raccontati con una scrittura limpida.
- Milano-Bicocca — Orizzonti di ricerca: da Stonehenge alle food policy di New York, fino all’Antartide e al Rwanda, il campo si allarga.
- Statale di Milano — dopo SpillOver, ecco LibrOAperto: migrazioni, margini, equità nell’istruzione, a partire dai titoli Milano University Press.
- Unimore — Head Phones, dal Laboratorio LEA con ANPIA: antropologia e scienze umane, dai conflitti globali alla cultura del “comfort”.
- Padova — Teaching for Learning: innovazione didattica, metodi interattivi, assessment, con voci interne ed esterne.
E poi i formati “a cavallo” tra MOOC e audio. Un caso di scuola—è proprio il caso di dirlo—è Il potere di imparare, ideato da Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi dentro l’AIMOOK “Imparare con l’Intelligenza Artificiale” di METID-Politecnico di Milano: il podcast non è un accessorio, è un modulo che parla al resto dell’architettura didattica. In parallelo,piattaforme come Edunext ed Edvance stanno sperimentando flussi in cui l’AI contribuisce a generare bozze, tracce, script, che poi vengono curati e rifiniti da docenti e redazioni didattiche: produzione più rapida, più tempo per la parte che conta, la qualità pedagogica. Soprattutto EDUNEXT - Next Education Italia , l'Hub digitale legato alla capofila di Lesdit, l'Università di Modena e Reggio Emilia, sperimenta formati nuovi e podcast didattici interamente generati con l'intelligenza artificiale e le sue voci sintetiche. “È un passaggio culturale,” dice Giusi Toto. “Davvero cruciale. Se usi l’AI per progettare meglio, non come scorciatoia, puoi alzare lo standard della divulgazione e della didattica. E puoi farlo in modo inclusivo, valorizzando le differenze di linguaggi, stili cognitivi, background.”
Quando il podcast diventa lezione (e valutazione)
Sempre più docenti adottano il podcast come micro-lezione, soprattutto in ottica flipped classroom. È meno formale, riduce la complessità percepita, stimola curiosità e anticipo cognitivo. Ma attenzione: l’audio è unidirezionale; la sua efficacia esplode quando viene contestualizzato in un ecosistema didattico più ricco (discussioni, compiti riflessivi, attività pratiche). Dentro questo movimento, “AI in Uni” sceglie una linea editoriale precisa: episodi brevi (5–10 minuti), monologhi focalizzati, un calendario settimanale da qui al 12 novembre. Dieci voci, dieci ingressi diversi nello stesso paesaggio. “Abbiamo scelto di coprire quattro vertici: personalizzazione dell’apprendimento, strumenti, competenze imprenditoriali e inclusione,” i “Più due direttrici trasversali: etica e comunicazione. Perché senza cornice valoriale e senza un linguaggio condiviso, l’innovazione non regge.” La campagna di lancio è partita dal 17 luglio con l’hashtag #ThurdAi: ogni giovedì un contenuto teaser; reel, caroselli, collage; per far emergere voci e temi prima dell’uscita del mercoledì. “Un podcast universitario non è un esercizio di stile,” aggiunge Toto. “È servizio pubblico. Il nostro compito è preparare i professionisti di domani a navigare un presente che cambia, offrendo strumenti concettuali e critici.”
Un formato che fa bene alla didattica
Anche se sta diventando ormai un vero e proprio trend, il podcast non è la soluzione a tutto, ma quando sta dentro un ecosistema mirato può dare valore a diversi aspetti. Può ad esempio anticipare i contenuti, rafforzare la memoria concettuale attraverso la voce, con le sue pause, il ritmo, il timbro; può stimolare la riflessione attraverso il riascolto. Qui l’AI, in tutto il processo, amplifica. Aiuta a progettare, a generare tracce, a personalizzare i percorsi, a curare l’accessibilità. Ma la regia resta pedagogica. E Giusi Toto però indirizza già lo sguardo altrove: “Molte università stanno attivando corsi e master su AI e visual education,” anticipa Toto. “La nostra prossima Winter School sarà proprio su questo: come progettare e disseminare con l’immagine. AI in Uni è la prima serie; ne seguirà una seconda, più visiva. È un cammino, non uno spot". Tornando al podcast, se fate didattica, provate a immaginare un episodio da 7 minuti che non spiega magari tutto tutto, ma apre. Se fate ricerca, provate a raccontare non solo i risultati, ma anche gli ostacoli e i metodi. Se siete studenti, pensate a un podcast come progetto vero: mappa, scaletta, fonti, documento di produzione, revisione tra pari, riflessione finale. A Foggia, il gruppo del LSi ha una regola tacita ma completamente condivisa: le cose si fanno insieme. È il miglior antidoto all’hype e perché no, il miglior fertilizzante per l’innovazione che resta.
“AI in Uni”: voci, temi, calendario
Debutto: mercoledì 17 settembre (poi un episodio fino al 12 novembre). Formato: monologhi da 5–10 minuti. Produzione: LSiRadioTv, Learning Sciences institute, Università di Foggia.
Gli episodi:
- Giusi Antonia Toto — L’AI e il suo impatto nella comunicazione: come cambiano grammatiche digitali e condivisione.
- Paolo Barabanti — AI e prove INVALSI: supporto e innovazione nei sistemi di valutazione scolastica.
- Guendalina Peconio — Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI): tecnologia, territorio, capitale umano.
- Marco Di Furia — Progettare testi scientifici con l’AI: scrittura accademica, plagio, authorship, buone pratiche.
- Valentina Berardinetti — AI al servizio della formazione online: personalizzazione degli apprendimenti e tracciabilità.
- Martina Rossi — Sviluppare videogame con l’AI: pipeline, tool, esempi dei dottorandi.
- Pina Debbi — Come cambia il giornalismo con l’AI: dalla verifica ai workflow, tra etica e responsabilità editoriale.
- Andrea Colamedici — L’AI come assistente del docente: progettazione, feedback, carico cognitivo.
- Luigi Traetta — Etica dell’Intelligenza Artificiale: dilemmi, cornici valoriali, scelte operative.
- Leonardo Palmisano — Nuovi scenari: il futuro dell’AI: lavoro, cultura, vita quotidiana.
Dove ascoltare: sulle principali piattaforme podcast dal 17/09. Per info:
