Il gruppo della Summer School Lesdit
Una boccata d’aria e il piacere di ritrovarsi, racconti dalla Summer School
Cronache dalla comunità Lesdit nell'incontro estivo ai lidi ferraresi
di Alice Pierluigi
Il dottorando chiuso in biblioteca dalle 8:00 del mattino fino alle 20:00 di sera; nelle città più grandi come Milano, se è fortunato, trova anche qualche struttura che resta aperta fino mezzanotte e vive tutta la giornata imprigionato tra i libri e il silenzio di una città triste. Quelli con più capacità riescono, sforzandosi, a diventare amici della bibliotecaria e ad avere accesso a tutti i privilegi che questa posizione comporta, come prestiti dei libri prolungati e più documenti in anteprima. Questa è una delle varie immagini stereotipate della vita di stenti di un dottorando o di una dottoranda italiani. Per carità, a volte è una rappresentazione veritiera, ma tante altre volte no…
E allora, come si vive da “PhD student oggi?
Proveremo a rispondere a questa domanda descrivendo noi di lesdit, e questi ultimi giorni passati insieme. Essendo dislocati in università in tutta Italia, siamo tanti amici di penna (di formazione e di ricerca) e ci vediamo fisicamente solo una manciata di volte l’anno. Ci riferiamo a quelle poche e fortunatissime occasioni, come il passaggio di fine anno, la summer school e magari qualche conferenza in cui capitiamo insieme. Proprio questa settimana è stato l’ultimo incontro in presenza, con la Summer School LeSDiT. Anche la location a qualcuno sembrerà inusuale: non siamo stati in un hotel con sala conferenze o inuna aula magna di qualche università, ma a Spiaggia Romea nei lidi ferraresi. Tra attività di formazione, team building e il tempo libero, ecco quello che abbiamo scoperto.
Nel mezzo del cammin dei lidi ferraresi
La settimana si è aperta con un’uscita in bici nel Parco del Delta del Po, patrimonio UNESCO. La guida ambientale certificata ci ha descritto quanto in questo luogo l’acqua la faccia da padrona: l’intorno racconta una storia di incontri e scontri tra fiume e mare, bonifica e laguna; si percepisce subito la magia di un luogo plasmato dall’acqua e dall’uomo. Il Parco del Delta è poi un paradiso di biodiversità, con daini, tori, aironi e cervi, che abbiamo avuto la fortuna di osservare in gruppo, immersi nel loro habitat naturale. La guida ci ha raccontato storie della fauna locale e di come questi animali convivano in un equilibrio altalenante ma sorprendentemente resistente. Anche i cavalli del Delta, discendenti del Camargue, fanno parte di questo spettacolo naturale: bassi e resistenti, con un mantello che nasce grigio per puro mimetismo fino a diventare bianco negli anni del completo sviluppo
Camminando dalla pineta fino alla sabbia del lungomare, abbiamo realizzato quanto questa terra sia un mosaico in continua mutazione. In un susseguirsi di bonifiche, di acqua di fiume, di canale, di valle e di mare, che si alternano lasciando dietro di sé un paesaggio che cambia colore e forma.
Imparare a leggere le immagini con Nicola Bruno
Oltre ad osservare la flora e la fauna della zona, in aula con Nicola Bruno siamo passati all’analisi delle immagini, interrogandoci sulla definizione dell'attuale scenario informativo visivo. A partire dalle 100 foto più iconiche secondo Time e analizzando tanto altri casi, abbiamo trovato foto reali, foto false e foto staged… Così ci siamo chiesti: come possiamo ancora fidarci delle fotografie? La risposta non è cercare solo il “falso”, ma sviluppare nuovi alfabeti visivi:
- riconoscere la provenienza delle fonti;
- leggere i contesti attraverso tecniche come la lettura laterale;
- ricostruire consapevolezze, anche con modalità come il progetto Four Corners.
La sfida oggi non è più soltanto smascherare le foto false, ma imparare a credere a quelle vere. Anche qui torna l’idea presentata da Rivoltella: serve educazione critica, non tanto per distruggere i media, ma per abitarli in modo più consapevole.
Leggere la realtà come testo con Pier Cesare Rivoltella
Con il professor Pier Cesare Rivoltella, coordinatore scientifico del dottorato, infatti, siamo entrati nel cuore della svolta semiotica: leggere la realtà come testo, che siano media, cultura materiale o processi sociali. Dalla semiotica dei media di Barthes alla media literacy, il filo conduttore è stato uno: sviluppare pensiero critico significa imparare a smontare i miti, i testi e ora anche le nuove forme di “realtà vicaria” come fake news e deepfake. Rivoltella ci ha guidato attraverso tre fronti su cui riflettere:
- Prebunkingcome vaccino contro le realtà surrogate, anche dette “realtà vicarie”;
- Pensiero posizionale, cioè imparare a guardare dal punto di vista dell’altro;
- Allargare le enciclopedie di riferimento, perché non c’è innovazione senza tradizione.
Il tutto con la consapevolezza che ogni epoca comporta inevitabilmente perdite e guadagni e che il nostro compito educativo è capire cosa difendere. E in un’epoca in cui la velocità dei cambiamenti è disorientante, il professor Rivoltella ci ha fatto soffermare sul concetto di controinformazione, quella “narrazione altra” rispetto alla narrazione mainstream che connetta gli specialisti di un settore al grande pubblico, per evitare che le riflessioni rimangano confinate in bolle accademiche. Una lezione intensa, che ha mostrato come la semiotica non resti confinata ai libri, ma diventi strumento per vivere criticamente i media e la società.
Una dose extra di Podcast con Martínez e la prof.ssa De Santis
Se Rivoltella ci ha guidato nei testi e Bruno nelle immagini, la dottoressa Lydia Martínez e la professoressa Annamaria De Santis di Unimore ci hanno accompagnato nel mondo dei podcast, perché sì, il fenomeno dei podcast non è mai abbastanza! Dai dati IPSOS abbiamo scoperto che in Italia quasi 4 persone su 10 hanno ascoltato un podcast negli ultimi mesi, e che questo formato raggiunge soprattutto chi sfugge ai media tradizionali: giovani, studenti, professionisti.
Ma il podcast non è solo intrattenimento: ricerche europee mostrano come possa potenziare l’apprendimento universitario, se costruito con narrazioni coinvolgenti. In un’epoca di attenzione frammentata, resta uno strumento flessibile e potente per educare e divulgare… Nell’epoca dell’attenzione frammentata, il podcast si conferma nuovamente come uno strumento flessibile e intrinsecamente potente per divulgare ed educare. Non è mancata la parte laboratoriale: nell’ultimo giorno abbiamo progettato i nostri podcast, sperimentando con Jellypod e prendendo spunto dai contenuti della piattaforma OnAir di EduNext. Abbiamo creato dei contenuti divulgativi di ampissimo raggio, li abbiamo poi riascoltati e commentati insieme nella restituzione finale: un vero lavoro applicativo di gruppo
Quando il tempo libero unisce: più che colleghi, complici
Non c’è solo formazione nella summer school e forse è proprio fuori dalle aule che ci siamo conosciuti davvero. Le partite di beach volley hanno messo alla prova la nostra coordinazione: Mattia Polticchia può confermare che il bagher non è il suo forte. Contemporaneamente, il tennis ha incoronato due Alici, Alice Gallouin e Alice Pierluigi Pierluigi, come tenniste ufficiali LeSDiT, battendo Giacomo Di Noto Noto due volte, sia in singolo che in doppio. Le attività sono state tra le più varie: Pina Debbi tra uno speech e l’altro non rinunciava mai a un giro in bici o a un'oretta di camminata veloce, insieme a Lisa Ruffini e Cristiana Dell'Erba o a Loredana Boero; @Martina Gremignai e Federica Turco hanno sperimentato la canoa, anche se la direzione era un po’ inusuale, dato che giravano sempre in tondo, ma con tante risate. E alla fine, è proprio qui che il gruppo è diventato comunità: nel tempo libero dei “colleghi sparsi” hanno condiviso momenti genuini, scoprendo chi siamo davvero. Siamo passati da colleghi che si riconoscono professionalmente — sapendo chi ricerca cosa — a persone che si scoprono anche su un piano strettamente umano — cosa amano, di cosa hanno paura, con cosa ridono, cosa li motiva e cosa li fa svagare. Ed è proprio in queste connessioni sincere che si costruisce il valore più duraturo della nostra esperienza.
