Piccole Scuole, nuove geografie educative nell’Italia che cambia

Un momento di Didacta a Trento

Un momento di Didacta a Trento

 

 

Piccole Scuole, nuove geografie educative nell’Italia che cambia

Le piccole scuole non sono un residuo del passato, ma un paradigma per leggere il presente e, forse, un’anticipazione del futuro.
di Lydia Zampolini
 

Casatta, frazione di Valfloriana, in Val di Fiemme. L’unica scuola del comune ospita tutti gli alunni in una sola classe, dalla prima alla quinta primaria. È una pluriclasse gestita dall’Istituto comprensivo di Cavalese. Ogni mattina, una decina di bambini si siede negli stessi banchi, con programmi e livelli diversi, ma con un unico insegnante che adatta tempi e attività a ciascuno.

Di realtà come queste ce ne sono tante nel nostro Paese, realtà poco conosciute ma che non sono ignorate dalla ricerca. Proprio le scuole piccole sono state uno degli argomenti al centro del dibattito di Didacta Trentino 2025; rappresentano un tema che spesso resta ai margini del discorso pubblico. Queste realtà, non sono un residuo del passato, ma un paradigma per leggere il presente e, forse, un’anticipazione del futuro.

Che cosa chiamiamo “piccola scuola”

Con Piccole Scuole intendiamo plessi collocati in territori isolati e con popolazioni scolastiche contenute: montagne, isole, aree interne. Le soglie non sono impressionistiche: secondo INDIRE una primaria rientra nella definizione fino a 125 alunni, una secondaria di primo grado fino a 75; nell’infanzia la mono-sezione eterogenea è l’unità tipica. È una geografia di confine che interessa soprattutto i comuni a basso grado di urbanizzazione (circa il 57,5% del totale nazionale). Nel Mezzogiorno il fenomeno è più periferico, mentre al Nord si concentra nei centri e nei comuni di cintura. Questa presenza è strutturale: i plessi classificati come piccole scuole sono oltre 11.600, frequentati da più di 648.000 alunni. Nella primaria raggiungono la metà delle scuole statali e la loro incidenza è in continua crescita: non è, dunque, un’eccezione, ma una forma necessaria del sistema. L’icona delle piccole scuole è la pluriclasse: età e livelli differenti seguiti da un solo docente. Nell’anno scolastico 2020/21 i plessi con una o più pluriclassi erano 1.325, coinvolgendo oltre 25.000 studenti, soprattutto nella primaria. La natura della pluriclasse obbliga a una didattica di precisione, dove la diversità non è un “caso” da gestire, ma condizione da cui partire: personalizzazione, differenziazione, valutazione formativa, tutoraggio tra pari. È un ambiente naturalmente inclusivo in cui si allenano competenze trasversali cruciali quali autoregolazione, collaborazione, pensiero critico, responsabilità.

La trasformazione e il valore delle piccole scuole.

La mappa scolastica italiana si sta, perciò, ridisegnando lungo tre traiettorie: demografica, territoriale e professionale-tecnologica. La crisi demografica che interessa anche il nostro paese e che vede un calo continuo delle nascite e un invecchiamento della popolazione tocca il sistema educativo: la popolazione studentesca diminuisce e i “piccoli numeri” diventeranno sempre più frequenti anche oltre il primo ciclo. La domanda non è se tenere aperte le scuole, ma come garantire qualità e continuità con numeri ridotti. Accanto a questo, si osserva un fenomeno territoriale di periferizzazione. Con questo, la scuola non è solo servizio ma centro culturale decisivo per contrastare lo spopolamento; sono le scuole ad essere i luoghi che proteggono le specificità locali e allo stesso tempo invitano ad attraversare confini geografici, generazionali e culturali. Infine, la necessità di superare l’isolamento spinge verso le costruzioni di reti e verso l’uso intenzionale del digitale in una logica di “scuola estesa”: la complessità della pluriclasse spinge a progettazioni didattiche avanzate, la rete diventa infrastruttura per superare l’isolamento, la dimensione internazionale aiuta a riconoscere problemi simili e a condividere soluzioni. In questo quadro, è chiaro il ruolo centrale delle piccole scuole: sono contesti di equità e diritto, perché, restando aperte, rendono effettivo il diritto all’istruzione; sono dispositivi di coesione territoriale, perché sono spesso l’ultimo presidio pubblico in cui una comunità (famiglie, associazioni, iniziative) si riconosce e si ritrova; e sono, infine, dispositivi di innovazione, dato che molte pratiche “avanzate” si sviluppano qui per necessità e diventano patrimonio trasferibile. Funzionano quindi, come centri di innovazione e laboratori di futuri.

Le sfide delle Piccole Scuole

Certo è che sarebbe distorto non considerare il rovescio della medaglia: fare scuola nei territori isolati significa misurarsi con logistiche complesse e risorse limitate, con connettività discontinua che frena la collaborazione a distanza (il digital divide resta e la tecnologia diventa abilitante solo se le infrastrutture reggono), con un turnover del personale che ostacola la continuità didattica e con il rischio di isolamento professionale di chi insegna, toccando la qualità didattica tanto quanto il benessere docente. Criticità che si risolvono con scelte istituzionali: investimenti in infrastrutture, dispositivi di accompagnamento, politiche di formazione mirata. Ecco allora che, attenzionare queste realtà, facendo ricerca e costruendo reti è un nodo cruciale.

La risposta che funziona: costruire reti

Dal 2006 INDIRE lavora a una risposta sistemica, grazie anche agli studi di Jose Mangione una delle ricercatrici più esperte: il Movimento Nazionale delle Piccole Scuole riunisce oggi oltre seicento istituti, in maggioranza collocati in aree isolate e marginali. Il movimento crea rete: luoghi di scambio, progettazioni comuni, comunità di pratica, mentoring per docenti neoarrivati, condivisione di buone pratiche. Il dialogo internazionale, presentato anche a DidactaTrentino2025  nel convegno “Playing their part: Small and rural schools Smart schooling and Networking”, in cui le voci di Italia, Québec, Spagna, Inghilterra, Scozia, Belgio e Svizzera si sono intrecciate, mostra problemi simili declinati in contesti diversi e alimenta la prospettiva di una Rete europea delle Piccole scuole. Dentro questa cornice trovano spazio anche percorsi formativi specifici, come il MOOC Smart Schooling and Networking*, e l’uso dell’IA come supporto alla progettazione, alla documentazione e alla personalizzazione, sempre dentro una cornice pedagogica esplicita.

Contenuto dell’articolo
Jose Mangione illustra il valore e la realtà delle Piccole Scuole a Didacta Trentino

Da Didacta Trentino direzioni operative

L’appuntamento di ottobre in Trentino ha messo a fuoco tre leve. La prima riguarda il multigrado: non un vincolo da “gestire”, ma una metodologia da progettare con routine stabili, alternanza di lavoro autonomo e cooperativo, rubriche trasversali che rendano comparabili gli esiti pur su traguardi diversi. La seconda riguarda la scuola-comunità: la scuola come presidio di cittadinanza con spazi aperti al territorio, project work su problemi reali, service learning, coinvolgimento di associazioni, in cui la governance educativa si intreccia con la governance territoriale. La terza riguarda reti e tecnologie: connettività affidabile e piattaforme semplici per collegare classi lontane, documentare i processi, far circolare pratiche; l’IA come “apprendista esperto” che sostiene la progettazione e non sostituisce la relazione educativa.

Le Piccole Scuole sono, ormai, una forma strutturale del sistema, e per dare prospettiva a questo paradigma, serve un patto chiaro tra scuole, territori e istituzioni: mantenere presenza istituzionale anche a numeri ridotti; assicurare formazione iniziale e in servizio mirata ai contesti a elevata eterogeneità; colmare il divario infrastrutturale (connessione, trasporti, spazi flessibili); rendere stabili le reti professionali e transcolari; orientare tecnologie e IA a obiettivi pedagogici, con attenzione a etica, dati e accessibilità.

Due sono i punti che dobbiamo ricordare: la qualità non dipende dalle dimensioni del presidio educativo ma dall’intenzionalità didattica e dalla forza delle relazioni, mentre l’innovazione migliore cresce nella cura quotidiana, nella progettazione paziente, nella capacità di attraversare confini (geografici, generazionali e culturali).

Bibliografia:

Piccole scuole: https://piccolescuole.indire.it/

Atlante delle piccole scuole: https://piccolescuole.indire.it/atlante-delle-piccole-scuole-la-nuova-mappatura-in-italia-a-cura-di-indire/

https://www.morcelliana.net/collane-schole/didattica/a-scuola-nelle-piccole-scuole-9788828403739.html

- https://www.morcelliana.net/collane-schole/didattica/mangione-insegnare-nella-pluriclasse-9788828405344.html

- https://www.pensamultimedia.it/libro/9788867609680

MOOC “Smart Schooling and Networking” – Innovazione per le piccole scuole:https://piccolescuole.indire.it/aperte-le-iscrzioni-al-mooc-smart-schooling-and-networking-innovazione-per-le-piccole-scuole

https://piccolescuole.indire.it/quaderni/

ttps://www.tecnicadellascuola.it/piccole-scuole-e-pluriclassi-e-qui-che-si-puo-fare-davvero-la-personalizzazione-didattica-progetto-indire-presentato-da-mangione/amp