Lo Scrignodei Sendi. la copertina
Lo scrigno dei sensi: una favola (vera) di arte e inclusione
Il racconto di un progetto tra Arte, didattica, comunità e inclusione
di Federico Maiocco
C’era una volta... una favola.
Ma, questa volta, la favola è realtà. Viva ed inclusiva.Non inizia in un bosco incantato, ma in un quartiere di Cuneo, alla scuola dell’infanzia “Lucia Viano”. E non vive solo sulle pagine di un libro, ma nei corridoi di un asilo, dentro un museo, tra gli scaffali di piccole biblioteche diffuse sul territorio, nei laboratori del palazzo del Rondò dei Talenti. È una favola che si legge, si ascolta, si tocca, si guarda. E che, soprattutto, si abita. Anche chi scrive, o se volete il narratore, ha abitato questa favola: ne ho curato le parti editoriali e multimediali e ora, come dottorando LESDIT PhD Learning Sciences and Digital Technologiesne colgo la trama tra educazione, narrazione, tecnologie einclusione. Un progetto che è un promemoria concreto di quanto l’arte possa essere un potente strumento di inclusione.
Favole “reali”: quando l’arte diventa linguaggio comune
Nella teoria, siamo abituati a ripetere che l’arte è un linguaggio universale. A volte rischia di sembrare una frase da manifesto. Dentro Lo scrigno dei sensi, e nel percorso che lo precede, questa idea diventa sorprendentemente concreta. I bambini comunicano con i sensi: toccano, annusano, ascoltano, guardano, si muovono. Le maestre del “Lucia Viano” hanno scelto di partire proprio da lì: da esperienze sensoriali condivise, non da concetti astratti. L’arte, in questo contesto, non è un “abbellimento” del percorso educativo, ma un modo per costruire porte d’ingresso diverse in una stessa storia. C’è chi entra in un racconto da un colore, chi da un suono, chi da un personaggio, chi da un piccolo gesto.L’inclusione, qui, non è far sì che tutti facciano la stessa cosa allo stesso modo, ma permettere a ognuno di stare dentro la storia a modo suo.
C'era una volta una staffetta partigiana e il suo scoiattolo
Questa favola non comincia con Lo scrigno dei sensi, ma affonda le radici in una altra storia: quella di Lucia Viano. I bambini sono andati alla scoperta della donna che dà il nome al loro asilo: insegnante, staffetta partigiana e fondatrice del Centro Culturale La Cevitou. Lì hanno scoperto qualcosa di speciale: Lucia non aveva solo coraggio e una visione educativa, ma anche una voce narrativa. Aveva scritto una favola. Qui il sentiero si intreccia con il progetto S.A.R.A. (Sperimentazione di Azioni in Rete per l'Autismo): le maestre hanno ripreso e adattato quella favola in un testo pensato per le immagini, i ragazzi del Polo Autismo ne hanno illustrato le scene e io le ho animate in un video che oggi fa parte del patrimonio narrativo dell’Ecomuseo Terra del Castelmagno, nelle valli occitane del Piemonte.Per me, questo è stato il primo promemoria importante: l’inclusione non è solo “accedere a un servizio”, ma entrare come autori in una storia comune.
Senza bacchette magiche, ma pennelli e olio di gomito
La seconda tappa di questo viaggio è stata ancora più esplicitamente estetica: un progetto di abbellimento artistico degli spazi della scuola “Lucia Viano”. Qui bambini e bambine dell’asilo hanno lavorato fianco a fianco con i ragazzi del Polo Autismo per dipingere con colori e fantasia pareti, angoli, dettagli dell’edificio. Non si è trattato di “decorare” lascuola, ma di trasformarla in un luogo che racconta visivamente la presenza di tutte e tutti. Ancora una volta, l’arte è stata il linguaggio comune: un muro è diventato una tela condivisa, una scala un racconto da percorrere. Dal punto di vista della ricerca educativa, questi gesti ricordano quanto lo spazio sia parte integrante dei processi inclusivi: non solo sfondo, ma attore.
E poi si apre Lo scrigno dei sensi.
La terza tappa è quella che, negli ultimi mesi, ha preso forma nella pubblicazione del libro-gioco. Lo scrigno dei sensi, un volume edito e integrato con una versione multimediale accessibile tramite QR code. L’idea nasce ancora una volta “dal basso”, dai bambini, dal tema educativo della scoperta dei sensi. Dal percorso didattico si passa, gradualmente, alla costruzione di una fiaba originale, in cui i sensi diventano personaggi, prove, tappe di un viaggio. Le maestre non si sono limitate a progettare attività: hanno inventato una narrazione, con una trama, dei conflitti, dei passaggi simbolici. Toccare, annusare, ascoltare, guardare, muoversi: ogni attività sensoriale è stata pensata come parte di un racconto più grande, in cui i bambini e le bambine non sono solo destinatari, ma protagonisti. A questo punto entrano in scena due figure decisive: Jasmine e Lorenzo, ragazzi seguiti dal Polo Autismo. Jasmine ha illustrato la favola, portando un segno riconoscibile, una scelta estetica precisa. Lorenzo è entrato in sala registrazione, a fianco del maestro del suono Massimo Deidda, per dare voce ai personaggi, ritmando i tempi e modulando silenzi e intonazioni per la versione animata del libro. Nel mio lavoro di editing ho avuto il privilegio di vedere come disegni e voce, non fossero “solo contenuti”, ma sguardi sul mondo. Anche qui, la distinzione tra “utente” del servizio e “autore” del prodotto si è fatta sottilissima, fino quasi a sparire.
Lo Scrigno nel Box
grazie ai ragazzi con autismo Ma la favola non si ferma al libro. Lo scrigno dei sensi nasce infatti all’interno del progetto Book Box, promosso dal Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese attraverso il suo Polo Autismo. Book Box porta sul territorio una serie di piccole “biblioteche speciali”: scaffali di libri collocati in luoghi di passaggio dove chiunque può prendere in prestito un volume liberamente. La cura di queste biblioteche non è un servizio “per” le persone con autismo, ma un’attività gestita da loro: sono i ragazzi del Polo Autismo a raccogliere i libri donati, catalogarli, etichettarli, ripararli quando necessario e ridistribuirli nei vari punti Book Box. È grazie al loro lavoro se i libri continuano a circolare sul territorio. È in questo circuito che Lo scrigno dei sensi trova il suo posto naturale.
Al Rondò dei Talenti:
una favola che si apre in pubblico Il 10 dicembre, nello Spazio Relazioni del Rondò dei Talenti a Cuneo, Lo scrigno dei sensi ha avuto il suo momento di presentazione pubblica, come avvio di un nuovo percorso di riflessione sull’inclusione con le scuole del territorio. Il Rondò è il polo educativo della Fondazione CRC: un palazzo di 4 piani che ospita laboratori e percorsi di formazione per studenti, insegnanti e comunità educanti. In questo contesto Lo scrigno dei sensi è stato presentato non solo come prodotto finito, ma come caso di studio: un esempio di collaborazione tra scuola, servizi socio-sanitari, famiglie e mondo dell’arte e dei media. Alla presentazione hanno preso la parola le insegnanti, i referenti del Polo Autismo, chi ha coordinato Book Box e, soprattutto, Jasmine e Lorenzo, chiamati a raccontare in prima persona la loro esperienza di illustratrice e voce narrante. Per chi, come me, lavora spesso “dietro le quinte” stare al loro fianco è stato un momento molto forte: raccontare insieme il lavoro, condividere le difficoltà e le soddisfazioni, vederli riconosciuti come autori e artisti. in chiusura, l’intervento del dott. Maurizio Arduino (responsabile del Centro Autismo dell’Asl CN1 e direttore della rivista “Autismo e Disturbi del Neurosviluppo”) ha rilanciato il discorso sul futuro, intrecciando la prospettiva clinica con quella educativa e comunitaria: come far sì che progetti come questo non restino episodi isolati, ma diventino parte di una strategia stabile di inclusione?
Un cerchio che si chiude diventando un nuovo portale
Una favola, si sa, di solito finisce con “e vissero felici e contenti”. In questo caso, però, la chiusura del libro è solo un passaggio. Da un lato, Lo scrigno dei sensi circola fisicamente: il volume è andato esaurito in prevendita, ma è disponibile sugli scaffali Book Box e presso il Polo Autismo. Dall’altro, il progetto rilancia verso il 2026, quando i laboratori di Missione Scuola al Rondò dei Talenti avranno anche l’inclusione tra i fili conduttori da esplorare con le classi.
L’idea è che Lo scrigno dei sensi possa diventare uno dei materiali di lavoro in questi percorsi:
• come esempio concreto di co-progettazione tra scuola e servizi;
• come strumento narrativo per parlare di sensi, differenze, modi diversi di stare al mondo;
• come caso di studio per riflettere su come raccontiamo l’autismo, i ruoli, i talenti.
Per me, tutto questo è stato anche una palestra di ricerca: come i linguaggi artistico-multimediali possano essere usati non solo per comunicare l'inclusione, ma come strumenti di inclusione in sé. Se oggi l’arte ha ancora una funzione sociale, forse è questa: dare forma a immagini, suoni e storie in cui nessuno debba bussare per essere incluso, perché è già previsto “dentro” dall’inizio.
Nel percorso che va da una staffetta partigiana, alle sperimentazioni di SARA, dai murales condivisi, fino al libro-gioco e alle biblioteche Book Box, Lo scrigno dei sensi è diventato, per me, il simbolo di una
favola reale:
• reale perché nasce da bisogni, tempi, fatiche e risorse di una comunità educativa concreta;
• favola perché osa immaginare mondi diversi e li mette in scena con colori, voci, gesti e tecnologie.
Personalmente mi porto a casa tante emozioni e almeno tre lezioni:
1. l’inclusione non è mai un atto unilaterale, ma uno spazio che si costruisce insieme;
2. l’arte può essere infrastruttura educativa;
3. l'immaginazione non è un “extra” dell’infanzia, ma uno dei modi più seri che abbiamo per pensare il futuro. Ogni volta che qualcuno sfoglierà questo libro, ogni volta che Jasmine e Lorenzo racconteranno “la loro” parte di progetto, Lo scrigno dei sensi si riaprirà. E, in silenzio, ripeterà l’invito che ha guidato tutto questo percorso: “Entra anche tu, con il tuo modo di sentire, di vedere, di parlare. C’è spazio. Sei parte di questa storia.”
