Musica, Emozioni e Intelligenza Artificiale, l'esperimento di Pier Cortese

Pier Cortese in concerto

Pier Cortese in concerto

 

 

Musica, Emozioni e Intelligenza Artificiale, l'esperimento di Pier Cortese

Intervista tra IA, musica del passato e sperimentazione. Intervista a Pier Cortese
di Pina Debbi
 

Che ruolo ha l’intelligenza artificiale nel processo creativo? Per capirlo bisogna dirlo subito: anche la creatività non è un’ insight, un' illuminazione che nasce dal nulla. Ha alle spalle cultura, tecnica, conoscenza profonda di un linguaggio. Se una persona non ha mai preso un pennello in mano, anche con la visione più potente difficilmente riuscirà a tradurla su tela. In musica vale lo stesso: scrivere, arrangiare, registrare richiede esercizio, esperienza, errori, un lavoro “invisibile” su cui poi si staglia la genialità del creare, fatta di talento, vita vissuta, emozioni. Per la newsletter di Capodanno parliamo di musica.

Pier Cortese, tra musica e tecnologia

Pier Cortese, romano è un cantautore, artista, produttore musicale e culturale. Si è fatto conoscere dal grande pubblico con Souvenir, uno dei brani più cantati nell’estate di una ventina d’anni fa; ha partecipato a Sanremo nel 2007 con Non ho tempo e, da allora, si è costruito un percorso da autore e produttore “di nicchia” (ha scritto anche per Niccolò Fabi e Marco Mengoni, ha prodotto Fabrizio Moro), ricevendo molti riconoscimenti dalla critica. Nell’ambiente musicale Pier è riconosciuto come sperimentatore: ama contaminare stili e formati, dalla canzone al teatro, e ha un rapporto naturale con le tecnologie.

Gli anni '70, il Rock Progressive e l'Ipad

Lo abbiamo incontrato al Lian Club durante una delle sue serate dedicate a rileggere il nostro passato musicale, in quest'occasione anni ’70 e rock progressive. Non solo canzoni ma anche testi che ci hanno riportati dentro il clima sociopolitico di allora: Banco del Mutuo Soccorso, PFM, brani come Impressioni di settembre,strumenti come il mellotron, sullo sfondo il post-’68 e gli anni bui del terrorismo. E qui arriva la domanda: cosa c’entra un musicista così eclettico con una newsletter di un dottorato in Learning Sciences and Digital Technologies? Nessun salto: c’entra perché la tecnologia, per lui, non sostituisce la creatività, la mette in moto offrendo possibilità infinite.

Pier Cortese e l'Intelligenza artificiale

Dopo aver suonato con l’iPad anni fa, oggi Pier usa l’intelligenza artificiale per creare una voce femminile “Her” con cui canta e dialoga come con un alter ego. E soprattutto, racconta, l’IA gli permette di bypassare la parte più lenta e dispersiva del lavoro: accorciare i tempi tra intuizione e prova, preservare l’emozione prima che si raffreddi. Qui sotto, la sua voce che racconta la sua "altra" voce.

L'intervista

Pier Cortese: Il rapporto con la tecnologia per me è stato sempre un’occasione, e potrei definirlo un fatto storico a prescindere dal tipo di strumento. Quando i primi campionatori sono nati, sono sempre stati oggetto di grandi discussioni. (Il campionamento è il riutilizzo di una parte di registrazione "campione o sample" in un altra incisione ndr). Per qualcuno la tecnologia del campionatore toglieva un po' l'aspetto vintage, quello più umano. La storia ha dimostrato che ogni volta che la tecnologia si è evoluta, i nuovi strumenti hanno contribuito ai momenti di grande creatività. L’intelligenza artificiale per me, come i campionatori negli anni ’70, è un mezzo per poter esprimere quello che già facevo, ma in una maniera diversa. Perché? Perché l’interazione con l’intelligenza artificiale mi permette di bypassare tutta una serie di tempistiche musicali dure e ripetitive. Quando compongo una canzone devo fare il provino, registrarla su un progetto, perdendo due giorni di tempo e nel lavoro tecnico di verifica spesso scivola via anche l'emozione perchè mi concentro su altro. L'intelligenza artificiale invece ora mi permette di velocizzare queste pratiche e di avere subito un feedback: faccio un esempio, voglio uno sfondo folk o in un altro genere e nel giro di pochi minuti posso ascoltarelo, sentire il mio riscontro emotivo e se funziona. Se il prodotto alla radice è ok posso lavorarci con la mia esperienza, perchè sono sicuro che emotivamente ha cuore, il focus è giusto e allora sono pronto a realizzarla.

Pina Debbi: Nello specifico come la utilizzi?

Pier: Quello che faccio con una parte di tecnologia musicale dell’intelligenza artificiale è sia creare delle voci che mi permettono di mettere in bocca, per esempio, in questo caso, a una voce femminile, le mie parole. Perole che nel riascolto assumono una profondità e un suono diverso. E poi interagisco con questo suono per creare un pattern emotivo denso, melodico, diverso. L'altra modalità, come spiegavo, è il risparmio di tempo, la velocità con cui posso comprendere rapidamente se quello che scrivo, sia di testo, che di melodia funziona, è in grado cioè di creare un'emozione.

Pina Debbi: Con questa voce femminile poi ci hai cantato insieme, che significato ha per te?

Pier Cortese: È il prolungamento di me stesso in una voce femminile. È il mio alter ego femminile voluto, cercato, sperimentato a lungo, provato e riprovato. È qualcosa che sento simile emotivamente, una mia proiezione, la mia parte femminile insomma: mi emoziona, quando canta è come se fosse me con una voce da donna ed è una sensazione molto particolare e forte.

Pina Debbi: Piccola provocazione: difficile ascoltare un uomo che parla di mettersi in contatto con se stesso e con le proprie emozioni...

Pier Cortese: Non sono il tipico maschio Alfa, io penso di avere da sempre un tipo di sensibilità più vicina a quella femminile, se sto male lo dico: io sono di quelli che fanno outing della propria fragilità, ed emotività totale. Altrimenti non potrei fare questo mestiere, Perchè per un musicista è fondamentale mettersi a nudo completamente. E tra l’altro rischiando di essere pure lasciati nudi in mezzo alla strada. Una volta che ho accettato questo fatto con le mie emozioni, non ho paura di niente, soprattutto di trovare la mia parte femminile.

Pina Debbi: Tu hai messo la tecnologia a disposizione delle emozioni: come costruisci i tuoi spettacoli, in particolare Music Feeling

Pier Cortese: Music Feeling parte proprio dall’esigenza di raccontare la musica traducendo certe parti emotive del nostro corpo, delle nostre sensazioni. Nel mio progetto itinerante ogni mese vado nei teatri, scelgo un’emozione, che sia la rabbia, la paura, la tristezza, la speranza, il piacere, l’erotismo e lo racconto attraverso le canzoni, la musica, dei monologhi, attraverso la poesia, attraverso ospiti in grado di portare un valore aggiunto. Questo mi aiuta anche nel processo di scrittura delle mie cose. Music Feeling nel mese di gennaio sarà a Bologna, a Milano, nelle Marche, a Pergola. È una performance che mi coinvolge molto, ricordo la faccia delle persone dopo ogni puntata di Music Feeling: sento hanno proprio bisogno di condividere le emozioni.

Pina Debbi: Torniamo al rapporto tra musica, intelligenza artificiale e tecnologia. Tu suoni, componi, canti dal vivo senza aiutini... La tecnologia può consentire di far musica a tutti o essere musicista rappresenta ancora un valore aggiunto?

Pier Cortese:Io penso che ci sia posto per tutti purchè si arrivi al cuore delle persone. Prendiamo l'autotune: dà la possibilità a ragazze e ragazzi che scrivono testi bellissimi e magari fanno più fatica a cantarel. Negli anni ’90, se non avevi delle caratteristiche vocali di un certo tipo, saresti rimasto a casa e magari lo spettatore avrebbe perso l’opportunità di sentire delle cose belle e importanti. Grazie all’utilizzo dell’autotune alcuni riescono a tirare fuori delle cose potentissime con la tecnologia. All’interno del nostro mestiere si giocano tante partite, non è uno sport solo. C’è spazio per tutti in maniera diversa, perché c’è chi fa musica per matrimoni è fortissimo e rispettabilissimo, c’è chi fa la/il fonica/o ed è rispettabilissimə, parliamo della fisica dei suoni, e ti cambia una performance. C'è chi è un artista e poeta dei testi, dell'armonia, della melodia. C'è chi non è diplomato al conservatorio eppure suona divinamente uno strumento. E infine chi canta benissimo però non sa scrivere e che facciamo? lo escludiamo perché non sa scrivere cosi come c'è chi scrive le canzoni da Dio ma non sa cantare. Insomma, la tecnologia è incredibilmente un elemento che amplifica le possibilità, una grande opportunità.