Immagine generata dall'AI
Slash/Skill: istruzioni per pensare meglio
Conosciamo insieme grill-me. Una skill per modificare il “comportamento" di un chatbot
di Giacomo Di Noto
Lei non parte a scrivere, si muove appena. Sospira, apre un microscopico blocchetto e mi guarda. "Per quale destinazione? Newsletter LinkedIn, adattamento accademico, o entrambi? Ti consiglio la prima, il tuo taglio narrativo si adatta bene al divulgativo. Quale scegli?" Ci penso un po’, rispondo. Lei mi fa un'altra domanda, penso, rispondo e via ancora. Ad ogni snodo mi propone diverse opzioni argomentate formulando raccomandazioni. Alcune mi sono familiari, altre nuove, approfondisco su un altra chat poi ritorno. A volte non mi piace niente quindi scelgo l’opzione aperta e mi lascio andare a un flusso di pensiero.
Lo strumento che induce i moderni servizi di chatbot AI come Claude o ChatGPT a comportarsi in questo modo si chiama /grill-me, ed è una skill: una di quelle istruzioni-pacchetto che vengono caricate al momento giusto per modificare il “comportamento” di un chatbot. Le skill non scrivono al posto di chi le usa. Nei casi più interessanti fanno l'opposto: invece di delegare loro la scrittura, spingono l'autore a chiarire ogni passaggio. Delineando da una conversazione, una struttura di un testo, degli esempi concreti e qualche autoriflessione che non ci aspettavamo da una chiacchierata con un “bot”.
Provando /grill-me in queste settimane mi sono accorto di essere stato in grado facilmente di ribaltare il ruolo della IA come una scorciatoia che ci risparmia fatica: un assistente che riassume, redige, decide al posto nostro. È un ruolo comodo, per moltissime applicazioni anche corretto. Ma grill-me non risparmia anzi, moltiplica una fatica molto specifica, la fatica del pensare. Mi obbliga a definire la tensione del pezzo prima di scriverlo, a scartare le metafore deboli, a difendere le scelte editoriali una per una. È una scorciatoia, certo, ma in una direzione che parlando dell’IA si racconta di rado: una scorciatoia verso il pensiero, non del pensiero.
Una distinzione piccola che però cambia tutto. La maggior parte degli usi popolari dell'IA sposta cognizione lontano dall'umano. Alcune skill fanno l'esatto contrario: la richiamano dentro l'umano. Funzionano come un'impalcatura, non come un operaio: tengono fermo il quadro mentre lo dipingiamo noi. È un'idea che la pedagogia conosce da decenni con il nome di scaffolding; ed è sempre bello vederla incarnata in un file di testo che chiunque può scaricare.
Sotto al cofano infatti, una skill è una cosa semplice. È un singolo file di testo (SKILL.md) diviso in due parti: un'intestazione che descrive quando la skill vada attivata e un blocco di istruzioni in linguaggio naturale che spiega al chatbot come comportarsi. Nessun codice da compilare, nessuna API da configurare. L’IA legge le intestazioni di tutte le skill installate e accende quella giusta solo se la descrizione corrisponde al contesto. Lo standard è stato pubblicato da Anthropic alla fine del 2025 ed è aperto: chiunque sappia scrivere può fabbricarsi i propri strumenti di pensiero.
L'ha intuito presto Matt Pocock, divulgatore di TypeScript, che ha pubblicato su GitHub la propria cartella .claude/skills/ sotto il titolo Skills for Real Engineers. Arnesi piccoli e affilati: una skill per condurre test-driven development un passo alla volta, una per spezzare un piano in problemi indipendenti, una per trasformare una conversazione tecnica in un documento di prodotto e così via. Non sono prodigi: è il suo modo di lavorare, distillato in poche righe di testo e reso clonabile da chiunque. Nel giro di pochi mesi la cartella è diventata un punto di riferimento e attorno ad essa si è formata una community che oggi vanta oltre mille skill, dai team interni di Vercel, Stripe e Cloudflare alle improvvisazioni di singoli ricercatori e professionisti.
Ma tornando a chi le skill le ha “inventate”, una skill in particolare merita di essere segnalata a parte. /skill-creator è fornita ufficialmente da Anthropic e serve a costruire skill nuove: è, letteralmente, una skill che fa altre skill. Un gioco ricorsivo che mi aiuta a chiudere il loop al centro di questo articolo. Si parte da una conversazione di chiarimento con sé stessi (old-school) o con una skill come grill-me che ci faccia da specchio. Poi capiamo quale strumento di pensiero ci manca davvero. Infine si passa a skill-creator che ci aiuta a trasformare questo esercizio in una pratica ricorsiva, una sezione alla volta. Pensiero e fabbricazione in due movimenti, entrambi in “prima” persona.
Mentre scrivo quest'ultima riga, la giovane ricercatrice in miniatura ha chiuso il blocchetto. La skill grill-me è tornata nel suo file, silenziosa, in attesa della prossima chiamata. Resta tutto quello che ho dovuto pensare per rispondere. Ora ho la struttura dell’articolo (proprio quella che avete appena letto) e come “extra” da questa piacevole conversazione vi lascio un esempio concreto da cui partire. Ho costruito una /skill su un tema che ci sta a cuore in Lesdit Newsroom. Si chiama /ai-literacy-course e spiega ad un chatbot come prendersi carico di un percorso personale di alfabetizzazione all'intelligenza artificiale: lo costruisce e lo aggiorna in base al vostro livello, alle vostre risposte e ai vostri obiettivi, con un occhio ai framework di riferimento (Stanford AI Literacy, MAILS, GAAIS, le dodici competenze sulla GenAI). Funziona su Claude, Codex, Gemini Gems e chatbot generici. È open-source, qui: github.com/gcmdnt90/AI-Literacy-LLMSkill . Usatela, rompetela, miglioratela ma se lo fate, scriveteci nei commenti cosa ne pensate.
